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«Sanzioni anche per i ministri»

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Non solo governatori in default con i conti sanitari e sindaci fuori patto di stabilità. Costi e fabbisogni standard del federalismo fiscale potrebbero scattare anche per i ministeri, con tanto di cartellino rosso per i ministri fuori budget. Con la sfiducia, chissà se anche l’ineleggibilità e l’interdizione decennale da ogni carica pubblica. E chissà se con penalità anche per i burocrati dei ministeri al loro fianco. Sarà il vento caldo del ballottaggio milanese in arrivo, sarà la bocciatura secca di tutti i sindaci e i governatori che hanno chiesto la «reciprocità» di premi e sanzioni tra enti locali e governo centrale, fatto sta che ieri il ministro leghista per la semplificazione, Roberto Calderoli, plenipotenziario di Bossi sul federalismo fiscale, ha lanciato un’ipotesi a sorpresa, forse anche nel Governo, che aprirebbe un capitolo nuovo di zecca nel complicato puzzle federalista. Partita doppia ieri per il Governo sul federalismo fiscale. In mattinata alla Camera è stato approvato all’unanimità, e trasmesso al Senato per il varo finale, il Ddl che proroga di 6 mesi l’esercizio della delega, dà 30 giorni in più alla bicamerale per i pareri e concede 3 anni anziché 2 per i decreti correttivi. «Faccio mio l’appello del presidente Napolitano» per riforme condivise, ha detto Calderoli promettendo un lavoro di sponda per le correzioni con l’opposizione. «Bene le aperture al dialogo», rispondeva Francesco Boccia (Pd), ribadendo la necessità di riscrivere da subito proprio le regole per i Comuni. Se alla Camera tutto era filato liscio, il Governo s’è però trovato subito dopo ad affrontare la resistenza degli enti locali in Conferenza unificata contro lo schema di Dlgs che bastona i governatori e gli amministratori regionali con i conti sanitari in rosso fisso e i sindaci in default rispetto al patto di stabilità interno: rimozione per fallimento politico, interdizione da cariche pubbliche e ineleggibilità per 10 anni, restituzione del 30% dei contributi elettorali, inventario di fine legislatura da lasciare a buona memoria agli elettori prima del voto. Regioni ed enti locali all’unisono non hanno avuto dubbi anche dopo un faccia a faccia con Calderoli e Raffaele Fitto prima della Conferenza del pomeriggio. «Irricevibile, incostituzionale», hanno stroncato il provvedimento, chiedendo intanto la «reciprocità» delle sanzioni e dei premi eventuali. Posizioni difficili da limare in tempi rapidi. Invano è stato chiesto un rinvio dell’esame: i termini per l’invio alla bicamerale rischiavano di scadere e di far morire il decreto. Infine lo show down in Conferenza. Calderoli ha incassato la «mancata intesa» e oggi relazionerà il Consiglio dei ministri portando il testo del decreto. Poi, al termine dell’incontro, ha rilanciato: l’«albero storto» va potato a tutti i livelli, federalismo vuol dire tagliare gli sprechi e ridurre le tasse. «Avendo previsto costi e fabbisogni standard per Regioni, Comuni e Province sarebbe inammissibile non prevederne l’applicazione anche nelle amministrazioni centrali dello Stato. È una richiesta – ha detto – che ho fatto già tre anni fa. Le sanzioni devono essere giuste, ma esserci. Bisognava trovare la strada, ora lo strumento c’è». Il sasso è lanciato, chissà se oggi il Consiglio dei ministri ne discuterà. Tutto qui, con meccanismi tutti da costruire e modifiche che sarebbero presentate alla bicameralina che in base al Ddl di proroga avrà 90 giorni di tempo per pronunciarsi. Mentre i governatori, dopo il faccia a faccia, riferivano che Calderoli avrebbe aperto alla reciprocità delle sanzioni fino a prevedere che un ministro che non rispetti il budget possa essere sfiduciato. Intanto gli enti locali stanno sull’Aventino e aspettano le novità. «Mai chiedere ai tacchini di festeggiare il Natale», chiosava nei loro confronti il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. E Stefano Fassina, responsabile economia e lavoro del Pd, replicava al Governo: «Dopo l’arretramento al Nord, la Lega svela che il Governo ha raccontato bugie. Calderoli oggi ha detto che bisogna controllare e qualificare anche la spesa dei ministeri. Peccato che i suoi colleghi Brunetta e Tremonti ci abbiano già raccontato mille volte di averlo fatto».

LA STRETTA PER GLI AMMINISTRATORI CHE «SFORANO»

Governatori
Previsto il «fallimento politico» del Presidente di Regione in caso di grave «dissesto finanziario» (quando, cioè, il piano di rientro non è stato applicato e sono state aumentate le tasse per due esercizi consecutivi). In questo caso è prevista l’interdizione per dieci anni da qualsiasi carica in enti pubblici, l’ineleggibilità per dieci anni e la restituzione da parte del partito, lista o coalizione di appartenenza, del 30% del contributo elettorale incassato nel caso che presentino nuovamente la candidatura ad altra carica pubblica elettiva dell’ex presidente prima del decorso dei 10 anni di ineleggibilità.

Sindaci e assessori
Ineleggibilità per dieci anni anche per i sindaci e i presidenti di provincia responsabili di dissesto finanziario. L’ineleggibilità vale anche per il parlamento e il parlamento europeo. Scatta anche l’interdizione, sempre per dieci anni, a cariche in enti vigilati i partecipati dai ministeri. In caso di dissesto finanziario e previa verifica delle responsabilità è prevista la decadenza automatica dell’assessore alla Sanità e dei manager delle Asl (direttori generali, sanitari e amministrativi). Gli stessi sono interdetti per un periodo di tempo tra 7 e 10 anni da qualsiasi carica in enti.

La verifica del Patto
Le Regioni sottoposte a piano di rientro dal defict sanitario sono tenute a redigere un inventario di fine legislatura contenente la descrizione dettagliata delle principali attività svolte durante la legislatura. Dai rilievi della Corte dei conti alle azioni intraprese per contenere la spesa sanitaria e lo stato del percorso di convergenza ai costi standard fino alla quantificazione certificata dell’indebitamento regionale e al bilancio regionale certificato per la spesa sanitaria. Lo schema tipo per la redazione dell’inventario verrà messo a punto dal ministro dell’Economia di concerto con quelli del Federalismo e della Salute

LA PAROLA CHIAVE

Fallimento politico
Il nostro sistema giuridico prevede sanzioni molto chiare nei confronti dell’imprenditore privato che fallisce: interdizione ai pubblici uffici e iscrizione infamante al registro dei falliti. Solo nel 2006 queste sanzioni sono state mitigate ma fino ad allora non solo l’imprenditore fallito perdeva la possibilità di candidarsi a un’elezione politica ma, addirittura, perdeva lo steso diritto di voto. Il decreto legislativo che attua il federalismo fiscale introduce l’istituto del «fallimento politico» per gli amministratori responsabili di dissesto finanziario, per i quali scatta l’ineleggibilità. Alla fine della legislatura il governatore di una regione dovrà anche presentare un inventario dei conti dell’ente, uno strumento pubblico di rendicontazione dei saldi prodotti e delle iniziative intraprese.

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