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Sanità, cura da cavallo in Calabria (risparmiati 108 mln)

Fonte: Italia Oggi

La Calabria taglia i buchi del bilancio sanitario con un occhio allo sviluppo, tanto da voler diventare, tra qualche anno, una regione benchmark per quanto riguarda il federalismo (non solo sanitario). È questo lo scopo della «cura» che il governatore Giuseppe Scopelliti ha imposto alla regione nell’ambito del Tavolo Massicci, il tavolo interministeriale per il rientro del deficit sanitario calabrese, i cui risultati sono stati resi pubblici in questi giorni. Catanzaro ha risparmiato 108 milioni, passando dal disavanzo 2009 di 259 milioni a quello 2010 pari a 151 (se si sommano 84 milioni risparmiati e altri 24 accantonati per rischi prudenziali). A tappe forzate verso il rientro. Scopelliti spiega a ItaliaOggi come riuscirà ad abbattere il fabbisogno di copertura 2006-2010 stimato in 1 miliardo e 45 milioni di euro, di cui 800 che pesano solo per le annualità 2006-2008: «Entro fine mese presenteremo un crono programma di interventi e dimostrare periodicamente ai ministeri competenti che cosa avremo fatto. Perché questo tipo di procedura ci permette lo sblocco di 800 milioni di euro annuali di premialità». Si tratta, dice, di «risorse bloccate da anni che ci deve dare il governo e quindi contiamo di coprire abbondantemente il deficit con queste somme, grazie a una serie di accordi transattivi». Questo si inquadra in una riduzione progressiva delle spese, attuata attraverso tagli mirati, tali far risparmiare 58 milioni nel 2011 e 60 nel 2012. In questo modo, dice il governatore, «ridurremo le tasse che sono al supermassimo (aliquote dei tributi regionali fissate obbligatoriamente al livello più alto, ndr) previsto oggi, e nel 2012 scenderemo a quota 57 milioni di disavanzo. Insieme a tutto ciò va anche considerata l’esenzione del ticket per fasce maggiori della popolazione e il recupero di risorse dal bilancio regionale che oggi sono utilizzate per coprire il disavanzo». Risparmi e sviluppo. La base di partenza, stando ai dati della Regione Calabria, è il debito della gestione sanitaria certificato 2006-2010. Si tratta di 1 miliardo e 45 milioni, così ripartiti: 800 milioni soltanto per il periodo 2006-2008 (più un fabbisogno aggiuntivo di altri 232 milioni, che provengono dalla necessità di coprire debiti commerciali ante 2005 che saranno pagati con un mutuo erogato dalla Cassa depositi e prestiti), 94, 96 e 55 milioni per gli anni 2008, 2009 e 2010 (qui però il fabbisogno finanziario è rappresentato dalla perdita di esercizio non coperta). Per Scopelliti «nel 2010 alla fiscalità ordinaria andava aggiunto il supermassimo. Nel 2011 con la fiscalità dovremmo riuscire ad andare a pareggio; poi toglieremo il supermassimo e resteranno risorse per nuovi investimenti. Dal 2012 iniziamo a ridurre drasticamente il disavanzo e portarlo entro il limite di 60 milioni». Secondo il preconsuntivo 2010, nel periodo dal 1° giugno 2010 al 31 dicembre 2010 si sono risparmiati 78 milioni di euro, «più 24 di accantonamento rischi», dice il governatore. Benchmark e qualità. La cura Scopelliti ha significato in particolare, secondo il preconsuntivo 2010, un risparmio di 4 milioni sul contenimento del costo del personale e la riduzione degli sprechi; più altri 53 dalla sottoscrizione dei contratti e il contenimento del comparto farmaco attraverso l’avvio della distribuzione diretta. Altri 21 sono stati risparmiati grazie alla gestione finanziaria straordinaria. Sono stati chiusi a oggi cinque ospedali su sei ritenuti non necessari «e il sesto lo chiuderemo entro il 31 maggio», dice il presidente calabrese. I 58 milioni che nel 2011 saranno risparmiati lo saranno attraverso tre step: riconversione delle strutture e riqualificazione del personale; erogazione delle prestazioni appropriate e necessarie ai cittadini; sistemi di monitoraggio della spesa più puntuali ed efficienti. I 60 milioni del 2012 arriveranno invece dal completamento della riconversione delle strutture, più la gestione accentrata della sanità. Per il governatore «anche in una regione difficile come la nostra, se si lavora in maniera rigorosa e attenta, si può cambiare». Riducendo drasticamente i 230 milioni che la Regione paga per l’emigrazione sanitaria.

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