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Riforma Senato, ripristinata l’immunità per i senatori

La riforma del Senato si avvia a lentamente verso l’esame dell’Aula, dove l’approdo è previsto per mercoledì 9 luglio. In un primo momento era stato calendarizzato per il 3 luglio, ma è stato deciso di dare più tempo alla Commissione Affari costituzionali per il voto sugli emendamenti. 
Nonostante il testo del Governo ne prevedesse la soppressione, riconoscendola ai soli deputati, ieri è stato approvato in Commissione Affari costituzionali del Senato l’emendamento dei relatori Finocchiaro e Calderoli che ripristina l’attuale immunità per gli onorevoli di entrambe le Camere.

Non sono servite insomma le polemiche che già la settimana scorsa aveva sollevato la questione, tant’è che la decisione di lasciare così com’è l’articolo 68 della Costituzione ha avuto “una maggioranza molto larga. Anche Forza Italia e Lega hanno votato a favore”, così ha sottolineato il Ministro Maria Elena Boschi interpellata dai giornalisti al termine delle votazioni di ieri. Il Governo “ha dato parere favorevole alll’emendamento alla luce del dibattito svolto in Commissione”. Contro si sono schierati solo il M5S e Sel, mentre Augusto Minzolini (Fi) ha preferito astenersi.

Nel giorno in cui la Commissione approva l’immunità per i senatori, Renzi sembra tenere aperto il tema. “Siete disponibili – scrive il Pd a M5s – a trovare insieme una soluzione sul punto delle guarentigie costituzionali per i membri di Camera e Senato, individuando una risposta al tema immunità che non diventi occasione di impunità? Noi sì”.

L’iter delle riforme per ora sembra procedere quindi senza intoppi, anche perché per il momento non sono stati affrontati quegli articoli su cui ancora c’è dissenso all’interno delle forze politiche, in particolare il nodo del Senato elettivo. Intanto è salito a 20 il numero dei senatori della maggioranza che voteranno in Aula a favore di un Senato elettivo. ieri si è aggiunto al gruppo Antonio Azzollini, di Ncd, presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama.

“Restano nodi che affronteremo – ha descritto così la relatrice Anna Finocchiaro (presidente della Commissione Affari costituzionali), conversando con i cronisti a palazzo Madama, i lavori sulle riforme – ma non dubito che la commissione sia in grado di arrivare ad una decisione. Grava sui nostri lavori l’idea che dopo trent’anni non possiamo fallire”. Finocchiaro ha sottolineato l’atteggiamento “estremamente collaborativo” di alcune forze che non fanno parte della maggioranza di governo, come Forza Italia e la Lega nord: “Siamo oltre – ha detto – il patto del Nazareno”. Anche per questo, forse, l’esponente democratica non teme “imboscate” in aula sul tema più contestato, l’elezione indiretta del nuovo Senato disegnato nel d.d.l. costituzionale: “Oggi – ha spiegato – non faccio previsioni a scatola chiusa, ma sono convinta che discuteremo delle due opzioni. Ma la sensazione e’ che davvero e per la prima volta si sta provando a riformare la Costituzione”.

I contrari

Il ripristino dell’immunità anche per i rappresentanti di quello che dovrebbe essere il nuovo Senato ha sollevato diverse perplessità, anche nel Pd. Come quelle espresse dalla prodiana Sandra Zampa su Twitter: “su #immunità dei senatori abbiamo sbagliato. Va ripensata per tutti: deputati e senatori. Affidandosi a Corte e tutelando insindacabilità”.

Contraria all’immunità, in dissenso dal suo gruppo, anche la vicepresidente di Palazzo Madama, Linda Lanzillotta (Sc). “Il fatto che l’immunità resti così com’é anche per i senatori – ha spiegato – nasce dal fatto di non voler riconoscere fino in fondo che il nuovo Senato sarà strutturalmente diverso dal precedente e non avrà le stesse funzioni e le stesse caratteristiche che invece mantiene la Camera dei deputati”.

Critiche alla riforma anche da Fratelli d’Italia, soprattutto dopo il voto che ha lasciato intatta l’immunità anche al Senato. La leader Giorgia Meloni ha commentato con un tweet: “Altro che Terza repubblica, si torna nel Medioevo”.

Anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio parla di “voto da brividi” su Facebook: “Forza Italia, Partito Democratico e Lega al Senato hanno appena votato per il ritorno all’immunità parlamentare. Un voto da brividi. Pd, Lega e Fi non sono uguali ai cittadini italiani davanti alla Legge”.
Contro l’immunità anche un altro esponente del M5S. Per Giovanni Endrizzi l’immunità è stata reintrodotta “senza nemmeno sapere se i membri del Senato della Repubblica saranno eletti dai cittadini oppure nominati dalle segreterie di partito. Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha abolito il Porcellum tra l’altro come padri costituenti di fatto siamo già padri illegittimi. Ora, che a questa politica si mantenga il privilegio dell’immunità parlamentare totale è uno sfregio al dialogo con i cittadini”.

(Fonte: Comuni.it)

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