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Riforma Senato, Napolitano: non possiamo permetterci la paralisi

Tre votazioni in due ore, 900 richieste di voto segreto, tempi che si allungano nonostante la promessa, che verrà mantenuta, di far lavorare tutti sette giorni su sette, dalle 9 alle 24 con orario continuato: al Senato il gioco si fa duro.
Il Colle non gioca, ma sceglie di mandare un segnale. E quando al Quirinale sale il Presidente Grasso, il Presidente della Repubblica, secondo alcuni fonti, è netto: “Il prodursi di una paralisi decisionale rischia di recare un grave danno al prestigio e alla credibilità dell’istituzione parlamentare su un processo di riforma essenziale ai fini di una rinnovata funzionalità del sistema istituzionale”.

Gli incontri al Quirinale con Vendola e Grasso
L’impasse, del resto, rimette Giorgio Napolitano al centro del villaggio. Una costante nell’eterna storia dei rapporti tra le istituzioni della Repubblica. Ecco allora che riceve prima gli ostruzionisti, poi il Presidente del Senato.
Ore 16, sale al Colle una delegazione di Sinistra Ecologia e Libertà. “Abbiamo ascoltato l’appello di Napolitano e abbiamo chiesto di incontrarlo per rappresentare le ragioni di chi si ribella all’ostruzionismo del governo”, spiega alla fine Nichi Vendola. L’ostruzionismo – rovescia l’accusa – è quello del Ministro Boschi e di Matteo Renzi, sordi alle richieste di mediazione. Tanto è vero che, aggiunge, qualora il governo desse autentici segnali di dialogo sulle riforme, Sel potrebbe prendere in considerazione la possibilità di rivedere le centinaia di emendamenti attualmente presentati al Senato.

Fin dalla mattina di ieri, poi, si sa che salirà al Quirinale anche Pietro Grasso, il Presidente del Senato che incappa nelle insofferenze del Pd per aver ammesso in gran parte il voto segreto. Con lui Napolitano si intrattiene per circa un’ora. Convengono, i due su una comune preoccupazione che si possa creare un vero e proprio blocco del processo riformatore, che rischia di comprometterne l’esito finale. In parole povere: che salti, una volta ancora, quel cammino sempre intrapreso e mai completato verso la revisione della seconda parte della Carta.

Per Renzi non ci sono ostacoli
Il premier ha avvertito che non si farà spiaggiare da nessun ostacolo e che se ci saranno “scherzetti” all’ombra del voto segreto, il testo sarà poi modificato alla Camera. “Qui non molla nessuno”, ha decretato minacciando di tenere i senatori a Palazzo Madama per tutto agosto.
Il ‘rottamatore’ è convinto che sulla riforma del Senato l’Italia si giochi la propria credibilità e la possibilità di realizzare quel “programma dei mille giorni” con cui andarsi a riprendere la flessibilità che ci spetta in Europa. Insomma, l’intenzione è di blindare le retrovie per regolare i conti con i rigoristi di Bruxelles.
Tuttavia ciò crea malessere anche tra i sostenitori del Patto del Nazareno. L’invito a “scendere da cavallo” per trattare, spedito da Maurizio Gasparri al Presidente del Consiglio, è l’avvertimento che non si può giocare sempre all’attacco: c’è un margine per tenere unito lo schieramento che ha votato le riforme in Commissione e si riassume in pratica nella proposta di mediazione che i due relatori, il leghista Calderoli e la dem Finocchiaro, hanno presentato al governo. “Se l’esecutivo la accetta, le riforme si fanno in una settimana”, assicura il padre del Porcellum.

Le proposte di mediazione
Ma allo stesso tempo il negoziato non deve suonare come un segno di debolezza di Renzi perché ciò significherebbe con ogni probabilità fare slittare l’approvazione delle riforme sine die. Come dice Pierferdinando Casini, sarebbe una prova di impotenza di tutto il Senato e una spinta ineluttabile verso le elezioni anticipate. Per questo motivo il leader Udc invita i senatori a non fare un involontario harakiri e chiede a Grasso (che aveva parlato di una “armonizzazione” del dibattito) di garantire a tutti i propri diritti, anche alla maggioranza di decidere. Il che non può avvenire se, avverte il dem Zanda, per votare un singolo emendamento ci vuole un’ora e mezza. Si vedrà ben presto se il lavoro degli sherpa ha prodotto qualche risultato.
Berlusconi garantisce il rispetto del patto con Renzi, ma non un calendario irragionevole né la tentazione di forzare la mano sulla Costituzione. Anche il Cavaliere infatti deve fare i conti con la dissidenza interna che non si fida di Renzi: incontrerà Raffaele Fitto, che la guida, ed è intenzionato a chiudere lo scontro perché c’è da guardare alla ricostituzione di un centrodestra che ha un ruolo chiave nella trasformazione del Paese. Si tratta di lasciare uno spazio anche agli alfaniani, che chiedono ritocchi e garanzie sulla tutela delle minoranze all’interno dell’ Italicum, e al Carroccio.
Chi invece al momento appare tagliato fuori dalla partita è il Movimento 5 Stelle che prova a fare del voto segreto il banco di prova dell’eterogeneo schieramento riformista. Scommessa rischiosa perché ove dovesse fallire Grillo rischierebbe di restare senza cartucce.

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