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Riforma p.a., sui pensionamenti d’’ufficio è il comune a decidere

Giornate davvero calde, non solo climaticamente, per il Governo Renzi: ieri in Senato è stato approvato il decreto cultura ed è ripresa la discussione sulla riforma del Senato, mentre alla Camera è cominciato l’esame del decreto PA licenziato venerdì scorso dalla Commissione affari costituzionali.
È quest’ultimo il provvedimento che contiene le misure di maggiore impatto sulla PA e sui suoi dipendenti, alcune delle quali non mancano e non mancheranno di sollevare polemiche. Ci riferiamo in particolar modo all’abolizione del trattenimento in servizio e alla mobilità obbligatoriafino a 50 chilometri.

Sull’abolizione del trattenimento in servizio, detto in altre parole pensionamento d’ufficio, ”è l’amministrazione che deve capire se quella è un’eccellenza, che serve o se invece ha senso dare opportunità alle nuove generazioni”, ha detto il Ministro della PA, Marianna Madia, parlando, a margine dei lavori alla Camera, delle novità inserite nel decreto-legge di riforma PA. ”Noi non andiamo in deroga alla Fornero – spiega – ma abbiamo posto una serie di paletti” di anzianità e anagrafici, specificando la necessità di motivare la scelta “con criteri oggettivi”, così da applicare la norma “in modo virtuoso e non vizioso o arbitrario”. In questo modo, ha aggiunto il Ministro, “le eccellenze indispensabili non saranno sostituite, potranno restare. Ma, in alternativa, ci sarà la possibilità di fare entrare giovani”.
Sul numero di uscite possibili attraverso gli strumenti previsti nel decreto, il Ministro non fa stime: “esistono delle platee potenziali, ma bisogna capire quante sarebbero andate in pensione di loro spontanea volontà e, poi, tra quelle che non l’avrebbero richiesto, quelle a cui lo richiede l’amministrazione”. Di certo, sottolinea Madia, “la norma non basta a sbloccare le ingiustizie subite e che stanno subendo le giovani generazioni, ma segna un’inversione di tendenza forte”.

Riguardo alla mobilità obbligatoria fino a 50 chilometri è dura la critica del responsabile Settori Pubblici Cgil, Michele Gentile, che ha parlato di una lesiva mobilità discrezionale in riferimento a un emendamento nel quale viene cancellato il riferimento normativo che impone la motivazione per il cambiamento di una sede lavorativa ha detto: ”sembrerebbe emergere un’inaccettabile lesione di quanto oggi prevede il codice civile, che porterebbe a una mobilità assolutamente discrezionale, senza cioè quelle necessarie motivazioni, organizzative, tecniche”.

(Fonte: Comuni.it)

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