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Riforma PA, il ministro Madia: “Subito in Conferenza Regioni per cercare intesa”

Riforma PA

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità di alcuni articoli della Legge delega Madia di Riforma della Pubblica Amministrazione (consulta in proposito la nota informativa ANCI sugli effetti della sentenza), ci si interroga sugli sviluppi del’iter legislativo relativo al disegno di riordino della macchina amministrativa italiana.
Per comprenderlo al meglio segnaliamo l’articolo del nostro esperto Amedeo Scarsella. Ma proviamo anche a capire cosa succederà attraverso le dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. Intervista in cui il ministro si dilunga più che altro sul rinnovo del contratto del Pubblico Impiego e sugli sviluppi nella stesura del Testo Unico del Pubblico Impiego.

Riforma Madia: ripartire dopo lo stop della Consulta
“La recente sentenza della Corte Costituzionale – ha spiegato il ministro Madia, in un’intervista rilasciata al quotidiano Repubblica – colpisce la delega e non il decreto legislativo: di conseguenza andrò in Conferenza delle Regioni a cercare l’intesa in modo che non ci siano stop. Del resto il principio del contrasto all’assenteismo è ben chiaro anche nell’accordo come pure, per innalzare la produttività, si fa riferimento esplicito ad un aumento dei tassi medi di presenza”.

Intesa contratto statali
La ministra per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, è tuttavia molto soddisfatta dall’ultima maratona che ha portato alla firma dell’accordo per il rinnovo del contratto degli statali con Cgil-Cisl e Uil: “È un accordo Robin Hood. Accorcia la forbice – spiega nell’intervista – tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno. Era un nostro dovere farlo, in continuità con la linea che ha tenuto il Governo fin dall’inizio, perché i redditi più bassi hanno subito la crisi più pesantemente. Sosteniamo di più chi ha sofferto di più. A battere il tempo è stata la legge di Bilancio oltre all’intesa sulla riduzione dei comparti”.
“I sindacati si sono impegnati all’adozione di un principio di valutazione. Niente più aumenti a pioggia. Si premierà e si valorizzeranno le professionalità”, dice Madia. Quanto ai furbetti del cartellino, “la norma già esiste, come è noto, e diverse amministrazioni la stanno attuando, segno che funziona”.

Il punto di vista dell’Aran
Interessanti anche le parole del presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini, in relazione all’accordo politico sul Pubblico Impiego tra Governo e sindacati: “Finalmente parte un percorso di confronto che dà maggior spazio alla contrattazione tra le parti per trovare soluzioni innovative al fine di valorizzare in senso generale il lavoro pubblico”.  Il presidente dell’Agenzia a cui sarà affidata la trattativa vera e propria tra le parti, aggiunge però che “dopo 7 anni di blocco c’è molto da fare per rimettere ordine a tutta la parte normativa, a un modello contrattuale un po’ obsoleto”. E per fare questo “ci vorrà tempo – sottolinea – ci dovremo rimboccare le maniche anche per armonizzare le regole dei nuovi comparti che sono stati ridotti da 11 a 4”. Un percorso la cui tempistica è ancora incerta, che inizierà non appena il ministro Madia invierà l’atto di indirizzo, che non può arrivare prima dell’approvazione della legge di bilancio per il necessario stanziamento di risorse da destinare ai contratti. Quest’anno dovrebbero aggirarsi tra 800 e 900 milioni di euro. Mentre per l’ultima tranche, lo stanziamento del 2018, si dovrà attendere la prossima finanziaria.
Un altro passaggio importante, inoltre, è costituito dal Testo Unico del Pubblico Impiego, la cui delega scade a febbraio. Si tratta di “un decreto che ridisegna le norme del lavoro pubblico e che restituisce alla contrattazione molte materie che erano state sottratte. Testo unico che alla luce della sentenza della Consulta dovrà ottenere l’intesa con la conferenza Stato-Regioni”, spiega Gasparrini.
Quanto alla problematica sollevata nell’ambito della trattativa  sul bonus fiscale di 80 euro che, una platea di circa 200 mila dipendenti pubblici potrebbe perdere per effetto dell’aumento di 85 euro medi mensili, e risolta con l’impegno “nella sede dei tavoli di contrattazione a evitare eventuali penalizzazioni indirette” Gasparrini afferma che sia “corretto che se ne debba far carico il contratto”. Sul capitolo della lotta agli assenteisti della pubblica amministrazione, tra i vari punti innovativi dell’accordo siglato il 30 novembre da governo e sindacati, Gasparrini tiene a precisare che “non verranno pagati incentivi in base alle presenze dei lavoratori pubblici come hanno osservato alcuni, ma le risorse saranno erogate sulla base del recupero dei tassi di assenza anomali. Si possono individuare delle misure specifiche – spiega – per incentivare comportamenti virtuosi. E dunque per abbassare il numero delle assenze il venerdì e il lunedì con strumenti a tutela del lavoratore facendo però in modo di recuperare produttività”. La logica sembrerebbe non essere punitiva.

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