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Riforma elettorale delle province in esame al Consiglio dei Ministri

Il governo ha esaminato nel Consiglio dei Ministri del 24 febbraio uno schema di disegno di legge per la definizione di nuove modalità di elezione dei consiglieri provinciali e dei presidenti delle province. Al sistema elettorale attuale, basato sull’elezione diretta, si sostituisce un sistema proporzionale, fra liste concorrenti. La riforma non prevede nuovi oneri a carico della spesa pubblica. Il risparmio presunto per lo svolgimento delle elezioni è di circa 118 mila euro per lo Stato e di circa 120 mila euro per le province.
Si ridurrebbe così il numero massimo di consiglieri provinciali (per le province con più di 700.000 abitanti saranno 16, per quelle con popolazione compresa tra i 300.000 e i 700.000 saranno 12, mentre per quelle con meno di 300.000 abitanti saranno 10 unità). I nuovi limiti sono stati pensati per garantire la rappresentatività di tutte le opinioni politiche e la tutela delle minoranze.
I candidati al seggio di consigliere provinciale potranno essere solo i sindaci e i consiglieri comunali della provincia interessata. Le «elezioni di secondo grado» riducono i costi. Gli eletti, infatti, mantengono la carica di sindaco o consigliere comunale per tutta la durata del quinquennio provinciale di carica. Le elezioni, inoltre, si svolgeranno in un solo giorno (una domenica che verrà fissata con decreto dal Ministro dell’interno in una data diversa da quella del turno primaverile delle elezioni comunali).
Il Presidente della Provincia è eletto direttamente dal corpo elettorale composto dai Consiglieri comunali per abbinamento di lista.
Infine, per preservare l’equità di genere tra gli eletti, si prevede la presenza necessaria di candidati di entrambi i sessi in ciascuna lista, nel rispetto del principio di pari opportunità.
Il testo è previsto che ora venga esaminato dalla Conferenza unificata al fine della definitiva approvazione da parte del consiglio dei Ministri.

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