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Ricca dote per l’e-government

Fonte: Il Sole 24 Ore

Che l’Italia soffra di un gap di innovazione è cosa nota. Il nostro paese si colloca nelle retrovie del ranking europeo (19° posto), con performance più basse rispetto alla media. A precederci non solo i big, come Inghilterra, Germania e i Paesi scandinavi, ma anche le new entry Repubblica Ceca, Slovenia, Cipro ed Estonia, che stanno recuperando in fretta i propri deficit strutturali. Non è un problema di risorse: le Regioni italiane possono contare su un budget di 4,5 miliardi da spendere per l’e-government entro il 2013 (si veda l’infografica in basso). «Disporre di fondi ? commenta Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum Pa, che si apre oggi a Roma ? rappresenta una condizione necessaria, ma non sufficiente: se mettiamo a confronto i dati di natura tecnologica, come brevetti e diffusione della banda larga, con quelli di natura sociale ci rendiamo conto che il deficit ancor prima di essere tecnologico è sociale». Secondo Mochi Sismondi, sul digital divide incidono due fattori chiave: la portata dell’esclusione sociale e le inefficienze dell’apparato amministrativo. Un legame che emerge dalla lettura dei risultati regionali sulla diffusione delle Ict nel contesto sociale, registrati dal digital divide index (Didix). Nei territori dove l’emarginazione sociale è più marcata si riscontra una bassa diffusione dell’utilizzo delle tecnologie: è il caso di Calabria e Puglia (appaiate in ultima posizione), Basilicata, Sicilia, Campania e in misura minore il Molise. Mentre le regioni caratterizzate, al contrario, da un buon livello di inclusione sociale rispetto alla media, come Trentino, Lombardia, Friuli ed Emilia, registrano un minore gap tecnologico. Il ranking del Didix, infatti, incorona sul podio le Province autonome di Trento e Bolzano seguite dalla Lombardia. Si collocano al di sopra della media la Sardegna e tutte le altre regioni del Centro, a eccezione di Abruzzo e Umbria, che si classificano appena al di sotto del valore nazionale. «Rispondere all’esigenza di formazione dei cittadini – sottolinea Mochi Sismondi – e di educazione all’utilizzo delle nuove tecnologie è un obiettivo imprescindibile per diffondere l’utilizzo della tecnologia anche in un’ottica di coesione sociale». La strada maestra è quella del buon governo. «Se andiamo a comparare i risultati ottenuti – puntualizza Mochi Sismondi – con quelli relativi all’indice che misura l’efficienza dell’apparato amministrativo, vediamo come è soprattutto nelle regioni virtuose che è più forte la costruzione di un capitale sociale digitale». Tutte le regioni del Centro Nord, a eccezione della Valle d’Aosta, sono caratterizzate da valori dell’indice di buon governo superiori alla media nazionale. Viceversa le regioni del Mezzogiorno mostrano una macchina burocratica di gran lunga meno efficiente. «Nelle regioni che possono contare su un alto grado di capacità amministrativa – conclude Mochi Sismondi – si riscontrano alti redditi, maggiori livelli di inclusione sociale e una buona diffusione della tecnologia».

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