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Regioni e Comuni più poveri quando si dribbla lo scontrino

Fonte: Il Sole 24 Ore

«Chi non paga le tasse ruba anche a se stesso». Il primo comandamento dell’educazione fiscale prova a diventare ancora più concreto con il federalismo, con la correlazione diretta tra livelli di evasione e finanziamento degli enti territoriali. La partita si gioca tutta sull’Iva, e il suo prologo arriva già quest’anno con la compartecipazione comunale. I decreti sul fisco di Comuni e Regioni assegnano infatti a sindaci e governatori una quota dell’imposta sul valore aggiunto generata dai consumi del proprio territorio, e registrata nel quadro Vt. Lo strumento ha bisogno di affidamenti, ma il principio è chiaro: chi evade abbassa il gettito Iva del proprio territorio, e quindi impoverisce il bilancio della Regione e del Comune in cui abita. Dieci giorni fa (si veda Il Sole 24 Ore del 20 maggio) sono stati diffusi i dati della compartecipazione dei Comuni: i sindaci dell’Emilia Romagna, guarda caso la regione con l’indice di «rischio-evasione» più contenuto, ottengono la dote più ricca, 67 euro ad abitante, mentre quelli della Calabria riceveranno la più sottile (34,8 euro). La distanza fra i livelli dell’Iva emiliana e quelli dell’imposta calabrese si spiega con la differente vivacità dei consumi, ma questo fattore non basta, come mostra un semplice indicatore riportato nella tabella qui sotto. Le famiglie emiliane, secondo l’Istat, acquistano il 14,6% in più della media nazionale, e la loro Iva si attesta su livelli simili; quelle calabresi spendono il 26,5% in meno dell’italiano-tipo, ma la loro Iva si ferma il 41% sotto la media del Paese. Evidentemente, una quota di consumi dribbla l’imposta, e alleggerisce i bilanci locali. Questa dinamica diventerà decisiva dal 2013, data di nascita della compartecipazione Iva federalista anche nelle Regioni, che distribuirà sul territorio seguendo la geografia del gettito quasi metà dell’Iva nazionale. Il problema, allora, è di «responsabilizzare» gli enti territoriali nella lotta all’evasione, scopo dichiarato del nuovo meccanismo di compartecipazione. Almeno nel caso dei Comuni, la sfida per il momento appare solo teorica, perché in mancanza di possibilità più raffinate l’Iva dei sindaci (quasi 2,9 miliardi) viene assegnata su base regionale, e distribuita in proporzione agli abitanti. Con un sistema del genere, anche il sindaco più appassionato nell’emersione dell’Iva avrebbe difficoltà a percepire i frutti del proprio sforzo, perché il gettito emerso finirebbe nel calderone regionale e sarebbe redistribuito fra tutti. Il nodo, allora, è almeno rinviato al 2013, con la promessa fatta dal decreto sul fisco regionale di attribuire un premio alle Regioni che fanno emergere nuova Iva.

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