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Rating sugli enti-holding, Aosta e Trieste superano l’esame a pieni voti

Fra i comuni capoluogo di regione, Aosta e Trieste sono quelli più in salute, mentre Campobasso e Potenza quelli messi peggio. Tra le grandi città spicca Bologna. Milano non eccelle, ma batte Roma. Sono questi, in sintesi, i risultati della prima indagine di rating basata sui conti reali dei Comuni, e resa nota oggi dal Sole24Ore (vedi articolo riportato sotto).
I dati, forniti da Aida Pa, considerano l’ente locale come una holding insieme alle sue partecipate e non limitandosi al solo bilancio del municipio. L’elaborazione è stata condotta dall’Università di Bologna e ha tenuto conto di otto indicatori, che si concentrano sulle redditività, indebitamento, e solvibilità, alimentata da liquidità e qualità dei crediti.
Ne risulta che Aosta e Trieste hanno conti di base buoni, ma le società migliorano ulteriormente il quadro; Milano e Roma hanno bilanci comunali in difficoltà, ma nel primo caso le partecipate danno una mano, mentre nella Capitale sono nel complesso un problema. Quasi a sorpresa, Napoli mostra un quadro tendenziale più milanese che romano. Mentre la situazione più difficile si registra a Campobasso e Potenza.

da Il Sole 24 Ore

Enti locali – Il primo rating sui risultati consolidati di municipi e partecipate
Pagelle ai Comuni-holding: Aosta e Trieste i migliori

MILANO – Aosta e Trieste sono le città messe meglio in assoluto, Bologna vince fra le grandi, Milano non brilla ma batte Roma mentre Campobasso e Potenza registrano la situazione più critica.
Sono i risultati del primo rating sui conti reali dei Comuni, che considerano l’ente locale come una holding insieme alle sue partecipate e non si limitano al bilancio del municipio. Un’esigenza che è presente anche al legislatore (domani riprenderanno i lavori sul decreto che introduce il bilancio consolidato nella Pa centrale, dettando una linea che dovrà tradursi anche nella contabilità locale federalista) e che per la prima volta viene tradotta in cifre in un’indagine a tutto campo. I dati sono quelli offerti da AidaPa (lo strumento di Bureau Van Dijk specializzato in analisi economiche dei conti di enti locali e partecipate) e passano al setaccio, in una ricerca che sarà presentata domani a Roma, la situazione economico-finanziaria delle società dei Comuni capoluogo di Regione.
L’identikit, elaborato da Emanuele Padovani e Giuseppe Farneti dell’Università di Bologna, è condotto sulla base di otto indicatori, che si concentrano sulla redditività (del capitale netto e del capitale investito, Ebitda e rotazione del capitale), indebitamento (in termini di stock e di oneri finanziari) e solvibilità, alimentata da liquidità e qualità dei crediti. Le performance ottenute in ogni campo vengono messe a confronto con quelle delle altre città e inserite in una griglia che assegna il voto A ai migliori e, di gradino in gradino (sono 11 in tutto), arriva alla E dei peggiori. La situazione complessiva dei conti locali emerge dal confronto fra due dati: il rating finanziario del Comune, basato sullo stato dei conti municipali (si riferisce al consuntivo 2008), e quello del «Gruppo municipale», che dipende dalla performance delle società partecipate.
Qualche esempio: Aosta e Trieste hanno conti di base buoni (voto: B2), ma le società migliorano ulteriormente il quadro (A); Milano e Roma hanno bilanci comunali in difficoltà, ma nel primo caso le partecipate danno una mano (lo conferma il preventivo 2011, che poggia su dividendi e valorizzazioni), mentre nella Capitale sono nel complesso un problema. Un po’ a sorpresa, Napoli mostra un quadro tendenziale più milanese che romano.
Per capire l’entità della questione, bisogna tenere d’occhio altri due numeri: le società e gli enti partecipati dai Comuni con bilanci depositati alle Camere di commercio sono 6.134, e nei soli capoluoghi di Regione i costi monetari sostenuti nelle partecipazioni dirette sfiorano i 9,3 miliardi di euro all’anno.
La spesa corrente «propria» di questi Comuni è di 11,4 miliardi, dunque poco superiore alle uscite necessarie a far funzionare le società. Una fetta dei 9,3 miliardi è registrata anche dai conti comunali sotto forma di trasferimenti alle società, ma una quota importante sfugge alla classificazione e senza i conti consolidati si trasforma in uno sforzo finanziario «fantasma».

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