Nel 2012 la stragrande maggioranza degli enti locali ha centrato i propri obiettivi di finanza pubblica. Ma su tale risultato hanno avuto un’incidenza decisiva gli sconti concessi in corso d’anno dallo stato e (soprattutto) dalle regioni. Nei prossimi anni, tali stampelle potrebbero venire meno, mettendo a rischio gli equilibri finanziari. È quanto emerge dal rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica curato dalla Corte dei conti e presentato in settimana (si veda ItaliaOggi del 29 maggio).

Dai dati elaborati dai magistrati contabili, risulta che lo scorso anno, su una platea di oltre 2.300 enti, sono stati solo 91 (83 comuni e 8 province) quelli che non hanno rispettato il Patto di stabilità interno. A livello territoriale, la performance peggiore è stata quella fatta registrare dalla Sicilia, dove si concentra oltre il 44% delle amministrazioni che sono risultate inadempienti, seguita (a distanza) dalla Lombardia con il 16,8%. A livello complessivo, invece, ciascun comparto ha fatto anche più del proprio dovere, realizzando un saldo finanziario nettamente migliore rispetto all’obiettivo programmatico. I comuni, in particolare, hanno chiuso con avanzo di 2,5 miliardi, 700 milioni sopra il loro target, mentre le province hanno sopravanzato il proprio di soli 7 milioni, chiudendo con un surplus pari a 529 milioni. I buoni risultati realizzati da sindaci e presidenti di provincia, tuttavia, sono in buona parte dovuti alle corpose correzioni introdotte in corso d’anno attraverso i diversi meccanismi di alleggerimento e compensazione previsti dall’ordinamento, che si sono tradotti in uno sconto pari, per i comuni, a 1,8 miliardi e per le province a 919 milioni.
La parte del leone l’hanno fatta i cd Patti di solidarietà (in primis patto regionale verticale, incentivato ed ordinario, oltre al patto orizzontale nazionale e regionale). Per i comuni, in particolare, tali strumenti hanno determinato una flessibilizzazione del saldo di comparto di oltre il 43%, pari a 1,4 miliardi. Di questi, il 50% è risultato concentrato in sole 5 regioni (Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Liguria e Piemonte). Senza l’intervento delle regioni, quindi, il numero degli sforamenti sarebbe stato decisamente più ampio ed il risultato complessivo dei due comparti ampiamente negativo. Ciò pone una grossa incognita sul futuro: riusciranno i governatori a continuare a garantire un simile aiuto? Il rapporto pone qualche dubbio in proposito, rilevando come la diversa impostazione del Patto delle regioni (che dal 2013, con la nuova regola del tetto di spesa eurocompatibile, impone una doppia compensazione delle quote cedute agli enti locali) possa rendere più difficoltosa tale operazione, malgrado il rafforzamento degli incentivi statali. Per il 2013, la questione non dovrebbe porsi in termini drammatici, grazie agli effetti prodotti dal decreto «sblocca debiti» (dl 35/2013), ma dal 2014 le cose potrebbero complicarsi, anche a causa dell’entrata a regime dei nuovi meccanismi previsti dalla legge sul pareggio di bilancio (legge 243/2012), che imporrà un innovativo meccanismo di regionalizzazione del debito e degli equilibri di cassa. Per allora, sarà quindi opportuno aver implementato quella riforma organica del Patto, finora mai attuata e rilanciata dal nuovo governo Letta.
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