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Province e Città, un ponte al 2016

Fonte: Il Sole 24 Ore

Le Province e le Città metropolitane che hanno approvato i preventivi 2016 prima del 15 agosto, data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto enti locali, non sono obbligate a rideliberarlo nella nuova versione solo annuale prevista dall’articolo 1-ter. Il chiarimento arrivato dalla Ragioneria su sollecitazione dell’Anci è ispirato dal buon senso, ed evita di trasformare in una complicazione per molti una regola nata nel tentativo di semplificare le cose. 
Nonostante questo, come mostrano le istruzioni della circolare di Anci e Upi diramata alla luce della nota di Via XX Settembre, il quadro operativo resta complesso per tutti, a prescindere dalla data di approvazione dei preventivi in scadenza il 30 settembre prossimo. La ragione è evidente: la forzatura del bilancio solo annuale prova a mettere una toppa al problema dei maxi-tagli in programma per il 2016 (un miliardo in più rispetto a quest’anno), ma nessun ente locale può essere amministrato come se il 2016 non ci fosse. Banalmente, il trasporto scolastico, le manutenzioni o lo sgombero della neve servono anche nel 2016 e le spese relative, oltre che previste, vanno autorizzate.
Per questa ragione Anci e Upi hanno messo in fila una serie di indicazioni per orientare Città e Province a farsi largo fra la regola del bilancio annuale e la realtà della gestione pluriennale. Il decreto enti locali, prima di tutto, contiene anche una serie di regole che possono incidere sugli stanziamenti previsti da chi ha approvato prima il bilancio, e questo può avere effetti sugli equilibri: il «principio di conservazione degli atti amministrativi» può quindi valere anche per gli eventuali provvedimenti già adottati sulla salvaguardia degli equilibri, che però vanno adeguati al nuovo contesto normativo.
Ma il terreno più delicato è quello relativo al 2016, a partire dalle attività dei primi mesi che vanno in qualche modo autorizzate (e finanziate). In alcuni casi, lo sguardo all’anno prossimo è un fatto obbligato: il fondo pluriennale vincolato, per esempio, fin dal nome denuncia questa necessità, e lo stesso accade per accertamenti e impegni pluriennali. Nasce da qui l’indicazione, contenuta nella circolare Anci-Upi, di predisporre comunque un bilancio pluriennale «a fini conoscitivi», che permette di avere visibilità sul prossimo anno e soprattutto consente l’adozione in consiglio di impegni di spesa relativi al prossimo anno (articolo 42, comma 2, lettera i del Tuel) e l’assunzione di spese inderogabili (articolo 183, comma 6). Naturalmente queste autorizzazioni di spesa andranno limitate alle attività il cui blocco per assenza di copertura determinerebbe «danni o maggiori spese per l’ente e per la finanza pubblica».
Oltre ad apparire indispensabile per la gestione, il bilancio pluriennale «conoscitivo» può però giocare anche un ruolo più “politico”. «Per le annualità successive al 2015 – osserva la circolare Anci-Upi – non si applica il principio generale del pareggio di bilancio» (quello previsto dalle ordinarie regole di contabilità, ndr), per cui il documento può «evidenziare l’eventuale oggettiva situazione di squilibrio dell’ente senza ricorrere all’obbligo di provvedimenti di riequilibrio previsti dalla disciplina ordinaria». La possibilità effettiva di gestire il 2016, conclude infatti la circolare, dipende «dagli esiti della legge di stabilità 2016», che dovrà rivedere i tagli aggiuntivi da un miliardo chiesti al comparto. Il via libera al bilancio solo annuale contenuto nel decreto enti locali è un riconoscimento ufficiale della necessità di ripensare il tutto: ma da qui a trovare le coperture per passare ai fatti il passo non è breve.

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