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Piani di razionalizzazione della spesa e incentivi: la procedura corretta

di VINCENZO GIANNOTTI

La richiesta di parere di un Comune riguarda, da un lato, la corretta procedura dei piani di razionalizzazione della spesa introdotti da diverse disposizioni legislative e, dall’altro lato, la possibile destinazione in quota parte in via strutturale al fondo decentrato del salario accessorio, in considerazione dei risparmi permanenti acquisiti in via definitiva nei bilanci dei comuni.

Piani di razionalizzazione della spesa: quadro di riferimento
Trattandosi di spese risparmiate, la richiesta del Comune di concentra sui seguenti possibili piani di razionalizzazione della spesa:

  • Razionalizzazione dell’utilizzo delle dotazioni strumentali. La prima richiesta del perimetro di riferimento, in cui far rientrare le economie di spesa realizzate nell’anno, riguarda le disposizioni di cui all’art. 2, comma 594-599 della l. 244/2007, a mente delle quali la PA deve realizzare un contenimento delle spese di funzionamento tramite misure finalizzate alla razionalizzazione dell’utilizzo delle dotazioni strumentali (anche informatiche), delle autovetture di servizio, dei beni immobili;
  • Processi di ristrutturazione e/o riorganizzazione. Altro ambito di applicazione del contenimento della spesa si riferisce ai risparmi sui costi di funzionamento derivanti dai processi di ristrutturazione, riorganizzazione e innovazione all’interno delle pubbliche amministrazioni, come definiti dall’art. 27 del d.lgs. 150/2009 (legge Brunetta);
  • Razionalizzazione e riqualificazione della spesa. All’interno delle disposizioni di cui al d.l. 98/2011, l’art.16, commi 4 e 5, prevede la formulazione di un piano triennale di razionalizzazione e riqualificazione della spesa, di riordino e ristrutturazione amministrativa, di semplificazione e digitalizzazione, di riduzione dei costi della politica e di funzionamento, ivi compresi gli appalti di servizio, gli affidamenti alle partecipate e il ricorso alle consulenze attraverso persone giuridiche.

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