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Per il decreto legge solo altri ritocchi formali

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Arriverà martedì 21 il via libera della Camera al decreto sviluppo. Lunedì mattina il Governo chiederà la fiducia con l’obiettivo di chiudere tutto (fiducia, ordini del giorno e provvedimento nel suo insieme) entro la sera di martedì. Il giorno dopo, infatti, l’Aula di Montecitorio sarà impegnata sulla verifica politica. Nel frattempo il Dl approderà a Palazzo Madama per l’esame definitivo. Gli spazi per una terza lettura sono molto stretti, il provvedimento “scade” prima della metà di luglio. Il testo su cui verrà chiesto il voto di fiducia «rispetterà al 95% quello approvato dalle commissioni» Bilancio e Finanze della Camera. Come ha spiegato uno dei due relatori al Dl Giuseppe Marinello (Pdl) – l’altro è Maurizio Fugatti (Lega) – ci saranno «solo piccole correzioni di carattere formale. Al più ci sarà «l’inserimento di alcune clausole di salvaguardia». Con una relazione della Ragioneria dovrebbero essere risolti anche i dubbi di copertura “sull’emendamento D’Antoni” (Pd) che consente di coprire il bonus assunzioni al Sud con le risorse Fas in attesa che Bruxelles dia il via libera all’uso dei fondi comunitari. Sull’accertamento esecutivo non si placano le polemiche, sia delle imprese che dei giudici tributari. Con una lettera inviata a tutti i deputati, il presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, Daniela Gobbi, ha bocciato nuovamente la norma che prevede la radiazione dei giudici che non si pronunciano nei 180 giorni, con tanto di possibile danno erariale. Il rischio paralisi delle Commissioni così continua a crescere: oltre allo sciopero del 4 luglio confermato dall’Associazione dei magistrati tributari, arrivano i primi segnali di protesta anche dal personale amministrativo delle Commissioni. Dal canto suo il Governo è certo di disinnescare questa mina già con la manovra economica di fine mese. In quella sede, con il decreto che entrerà in vigore prima degli accertamenti esecutivi (partiranno dal 1° luglio) e ancor prima della piena operatività della modifica apportata al Dl sviluppo, troverà posto il riordino del trattamento giuridico ed economico della giustizia tributaria, cui lo stesso Dl vincola la possibilità di radiare il “giudice lumaca”. In sostanza, con il premio di produttività già annunciato per giudici e amministrativi i 180 giorni potrebbero diventare più che sufficienti. Tra i nodi ancora aperti, la querelle sulle graduatorie della scuola. La Lega, in particolare, continua a spingere il correttivo che intende assegnare 40 punti aggiuntivi ai supplenti che non cambiano provincia nel corso dell’aggiornamento delle graduatorie. E se il Dl sviluppo è blindato, la norma sarà riproposta con la manovra di fine mese. Ma mentre il Carroccio tiene il tema in agenda, il testo del Dl sviluppo va in senso opposto rispetto ai desideri leghisti, proprio con un emendamento dei relatori che ribadisce e definisce l’inserimento «a pettine», mantenendo il proprio punteggio, a chi cambia provincia (con possibilità di scegliere una sola provincia diversa da quella “d’origine”). Un tema che era stato rilanciato poche settimane fa dalla stessa Lega, che premeva per l’inserimento «in coda» con azzeramento dei punteggi per chi si sposta. Solo possibili ritocchi formali per la norma sulla centrale rischi per il credito. Con il nuovo articolo 8-bis viene previsto che al momento della regolarizzazione dei pagamenti, le segnalazioni sui ritardi inserite nelle banche dati devono essere tempestivamente (entro 5 giorni lavorativi) cancellate da intermediari e banche. Questi devono provvedere anche alla richiesta di estinzione delle segnalazioni: quelle registrate, relative al mancato pagamento di rate mensili di numero inferiore a 6 o di un’unica rata semestrale, dovranno essere estinte entro 15 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del Dl sviluppo. Su questa norma va registrato l’allarme dell’Associazione italiana delle società di referenza creditizia. Venendo a mancare una parte essenziale delle informazioni in fase di valutazione del merito creditizio – spiega l’associazione in una nota – banche e intermediari non sono più in grado di distinguere chiaramente tra buoni e cattivi pagatori. Con un effetto opposto al sostegno dei consumatori, ovvero quello di maggiori restrizioni – sostiene l’associazione – per l’accesso al credito da parte di famiglie e imprese.

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