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Per 6 dirigenti su 10 il taglio dei fondi frena la riforma

Fonte: Il Sole 24 Ore

Brunetta entusiasma, Tremonti delude. Si può riassumere così l’opinione dei dirigenti sulla riforma della pubblica amministrazione secondo quanto emerge dal V rapporto nazionale della Fondazione Promo Pa che sarà presentato domani pomeriggio a Roma nell’ambito del Forum Pa. «L’anno scorso abbiamo evidenziato una grande fiducia nell’azione del ministero per lo Sviluppo economico nella riforma della Pa – spiega Gaetano Scognamiglio, presidente di Promo Pa -. I dirigenti hanno risposto con entusiasmo all’appello al cambiamento. Poi però è arrivata la manovra d’estate con forti tagli al budget: è come fare un grande piano di rilancio aziendale e poi frenarlo». Per il 63% dei 1.400 dirigenti intervistati i tagli previsti dal Dlgs 78/2010 hanno reso impossibile attuare alcuni obiettivi della riforma. Fatto salvo l’aspetto finanziario, però, oltre la metà dei dirigenti coinvolti nella ricerca ritiene che le nuove norme in materia di trasparenza e accessibilità abbiano avuto risultati concreti sulla semplificazione. «Tutte le novità tecnologiche come il codice dell’amministrazione digitale, sono considerate fattori di maggiore efficienza – sottolinea Scognamiglio – e la cultura aziendale sta cominciando a entrare negli uffici pubblici portando, effettivamente, una riduzione dei costi». Secondo quasi il 70% degli intervistati le norme in materia di trasparenza stanno gradualmente modificando i processi organizzativi e le relazioni con cittadini e imprese, rendendo i procedimenti più chiari e veloci. Anche il giudizio sul nuovo Cad è positivo per oltre il 60% dei dirigenti, mentre il merito riconosciuto alla posta elettronica certificata è quello di ridurre i costi di funzionamento della Pa e agevolare le comunicazioni. Ai dirigenti coinvolti nell’indagine è stato anche chiesto come vedono il proprio ruolo all’interno di questo processo di trasformazione della Pa come previsto dalle riforme. La risposta è segnata da un generale ottimismo: «Alle proposte del ministro allo Sviluppo economico è stato risposto con impegno e fiducia, così come c’è un prudente ottimismo anche sul fronte della formazione del personale dipendente, nonostante i tagli – riflette Scognamiglio -. In questi ambiti i dirigenti vedono il bicchiere mezzo pieno, mentre c’è un generale pessimismo nella proliferazione normativa. Ormai da vent’anni si è sempre cercato di guardare ai risultati snellendo le procedure, invece il 66% dei dirigenti si lamenta che la complicazione delle norme distoglie la propria attenzione dai risultati e la concentra sul rispetto delle procedure». Una regolamentazione eccessiva dell’attività amministrativa comporta, secondo il 43% dei dirigenti, un rallentamento dell’efficienza degli uffici. La stessa Civit (Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche) viene vista come un ulteriore appesantimento burocratico, anche se il 41% degli intervistati la ritiene comunque utile. Perplessità viene mostrata anche sugli organismi indipendenti di valutazione: la maggior parte dei dirigenti, infatti, ritiene che nel proprio ufficio stia operando con poca efficacia per una corretta attuazione del ciclo di gestione delle performance.

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