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Patto di stabilità su misura per i Comuni

Fonte: Il Sole 24 Ore

Complice il lungo lavoro del cantiere che lo ha predisposto, il capitolo dedicato ai bilanci dei Comuni arriva al voto del Parlamento solo due giorni prima del termine entro cui i sindaci devono approvare i bilanci preventivi, le aliquote di Imu e Tasi e le tariffe dei servizi, quando dunque le scelte di fondo sono già compiute. Prop rio grazie al decreto ora in conversione, però, i bilanci da chiudere entro domani possono contare su qualche aiuto importante.

Il più sostanzioso è rappresentato dal fondo Tasi-Imu, cioè la replica del contributo statale che l’anno scorso ha accompagnato il tetto alle aliquote del tributo sull’abitazione principale. 
Quest’anno le risorse sono inferiori (invece dei 625 milioni del 2014 ce ne sono 530, di cui 57,5 destinati a rintuzzare i tagli di troppo prodotti dal decreto di gennaio sull’Imu agricola), e soprattutto non possono essere utilizzate per centrare gli obiettivi di Patto, altrimenti avrebbero avuto bisogno di una copertura aggiuntiva. La quota più consistente (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri) finisce a Milano, 67,6 milioni, seguita da Napoli, Torino e Genova.

Anche il Patto di stabilità, però, cambia parecchio, perché viene rimodulato premiando i Comuni che negli anni sono riusciti a ridurre la spesa corrente e si sono mostrati più efficaci nella riscossione delle entrate proprie. Alla fine, il Patto 2015 è diventato “su misura” di ogni Comune, per il suo incrocio con la riforma della contabilità: quest’ultima impone alle amministrazioni locali di accantonare un fondo di garanzia, misurato in base alla distanza che separa le entrate scritte nei bilanci da quelle finite davvero in cassa, e le somme così accantonate saranno sottratte dall’obiettivo “lordo” di Patto. In pratica, quindi, i Comuni avranno margini di autonomia per scegliere se puntare di più sul fondo di garanzia, che blocca la spesa corrente, o sul Patto, che vincola gli investimenti. Per i vecchi pagamenti, poi, è arrivato un nuovo sblocca-debiti di quasi 3 miliardi, di cui 850 milioni riservati ai Comuni, e la possibilità di partecipare alla distribuzione di 700 milioni di cofinanziamenti europei da liberare dai vincoli di finanza pubblica.

Un aiuto arriva per i piccoli Comuni, fra i quali saranno distribuiti 29 milioni per attenuare l’effetto dei tagli basati sui parametri “strandard” relativi a costi e capacità fiscali; l’assegnazione arriverà entro il 10 settembre, per cui i Comuni interessati dalla novità dovranno ritoccare i bilanci ex post. 

Effetti non troppo rilevanti dovrebbe avere invece il rinvio al 30 ottobre del termine per pagare la prima rata dell’Imu sui terreni, arrivato assai dopo la scadenza del termine ordinario del 16 giugno.

Due novità dell’ultim’ora, infine, arrivano con il maxiemendamento governativo: un correttivo approvato in commissione aveva chiarito che gli enti locali possono assicurare i propri amministratori contro i rischi legati al mandato, e ricalibrato i criteri per la copertura delle spese legali che, spiega l’ultimo testo, deve rispettare i parametri massimi sui compensi agli avvocati fissati dal ministero della Giustizia. Il testo finale, poi, imbarca l’estensione delle deroghe alla stabilizzazione dei precari in alcuni Comuni della Calabria incappati nel blocco delle assunzioni per aver sforato i tempi medi di pagamento.

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