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Ora, dopo i pensionati, sono anche gli statali a rischiare di più

Fonte: Italia Oggi

Una «fonte certa» assicura a Repubblica che Susanna Camusso, segretaria della Cgil, si è incontrata in segreto col Caro leader per cercare un accordo sull’art. 18 che salvi, se non la capra del sindacato insieme ai cavoli bocconiani, almeno la faccia degli uni e degli altri. Non si capisce perché si siano incontrati in segreto, senza farlo sapere ai media (cioè all’opinione pubblica, compresa quella parte d’opinione pubblica che paga le quote sindacali alla Cgil) e soprattutto senza dire una parola agli altri sindacati, ma in compenso è perfettamente chiara, e condivisibile, la ragione dell’incontro: la Cgil parla a nome di quanti, per ottimi motivi, diffidano della politica dei sacrifici varata dall’esecutivo tecnico – e quella del sindacato puro e duro è una voce di cui il Caro Leader deve tenere conto, se non vuole trasformarsi in un Papademos italiano, che invita «il popolo» alla «calma» e alla «responsabilità» mentre il paese sta andando a fuoco insieme ai redditi dei cittadini. Piena di difetti, ideologizzante, massimalista, poco propensa a trattare, abituata a vivere di prepotenza e di connivenze, la Cgil forse non è più l’ago d’ogni bilancia nazionale né l’ultima istanza politica, che mette in riga la nazione, come negli anni Settanta (prima che la marcia dei 40 mila impiegati e quadri Fiat, nell’ottobre del 1980, dichiarasse il default sociologico del movimento operaio italiano). Ma rimane il principale rappresentante degli interessi oggi più minacciati: quelli delle ultime, microscopiche sacche di lavoro operaio tradizionale, un tempo tutelato al cento per cento e oggi sempre meno garantito, e quelli delle vastissime, e sempre più minacciate, legioni di lavoratori statali e di pensionati. Come si è visto negli ultimi mesi, ovunque la Banca centrale europea ha nominato i suoi commissari, sono proprio gli statali e i pensionati a rischiare di più in questa fase terminale della storia delle istituzioni federali europee. Si può prendere tempo, cercando di rassicurarli circa il loro futuro, con le più plateali campagne anti evasione fiscale, lasciando credere che saranno gli evasori a pagare tutti i conti. Ma non è così. Prima o poi, ci si dovrà decidere a tagliare la spesa corrente. Un primo passo, magari politicamente devastante (ha spazzato via le vecchie e collaudate alleanze tra partiti, a destra come a sinistra) però socialmente ancora tollerabile, è stata la riforma del sistema pensionistico. Ma è soltanto l’inizio. Ci saranno altri passi; l’attacco all’art. 18, di cui importa poco al sindacato e meno ancora alle imprese, non è che una simbolica ouverture per trombe e tromboni del gran concerto che si prepara. Se c’è un momento per trattare, è questo, pubblicamente se possibile, ma anche in segreto, senza dirlo ai media e ai sindacalisti moderati, se non si può fare altrimenti. Guai, inevitabilmente, ce ne saranno, ma la speranza è che siano contenuti. Nessuno vuole che Roma diventi la prossima Atene.

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