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«Nessuna manovra correttiva»

Fonte: Il Sole 24 Ore

La contrazione dell’economia, che provocherà quest’anno una caduta del Pil tra l’1,2 e l’1,5%, non comporterà il ricorso a una manovra aggiuntiva per blindare il pareggio di bilancio nel 2013. È quanto ha ribadito ieri palazzo Chigi in replica ad alcune indiscrezioni di stampa, in particolare del Financial Times, in cui si cita un recente report della Commissione europea dal titolo «Situazione di bilancio in Italia».
Nel documento si paventa l’eventualità che il governo debba intervenire nuovamente per far fronte all’ulteriore rallentamento del ciclo economico e all’aumento della spesa per interessi. Nel testo si precisa che l’eventuale ricorso a una manovra bis non è ipotizzabile nell’immediato, ma non la si può escludere in futuro. Se ne riparlerà a ridosso dell’estate, quando sarà più chiaro l’andamento delle principali variabili macroeconomiche. Per ora il presidente del Consiglio, Mario Monti resta sulla linea già esposta a Tokyo, nel corso del suo tour in Asia: la manovra «salva-Italia» è stata impostata con «molti margini cautelativi». Tra questi, a palazzo Chigi si sottolinea come non siano stati cifrati in bilancio i maggiori incassi attesi dalla lotta all’evasione fiscale. Ad adiuvandum, la stima per quel che riguarda la spesa per interessi è stata “tarata” sui livelli di fine novembre, quando lo spread tra Btp e Bund aveva raggiunto il record di 575 punti base. Poi è iniziata la lenta discesa (ora siamo a quota 335). Si può ipotizzare da questo punto di vista un quadro più incoraggiante rispetto agli 8,2 miliardi di spesa aggiuntiva previsti a dicembre per il 2012, che salirebbero a 10,5 nel 2013 e a 11,3 miliardi nel 2014.
A un primo sommario calcolo, il problema non riguarda tanto il 2012, anno in cui il deficit in rapporto al Pil dovrebbe attestarsi all’1,3 per cento, quanto il 2013. Il pareggio di bilancio è stato calibrato su una ipotesi di crescita dello 0,3% (-0,4% quest’anno), e stando alla manovra di dicembre incorpora gli effetti del prospettato aumento di due punti delle aliquote Iva del 10 e 21 per cento. Il rallentamento dell’attività economica e l’eventualità di reperire altrove 3,2 miliardi di entrate potrebbero a quel punto rendere necessaria una nuova correzione in corso d’opera, da varare nella seconda metà dell’anno con effetti dal 2013. Stando al dispositivo introdotto nella manovra di agosto 2011, il 50% delle maggiori entrate eventualmente incassate dalla lotta all’evasione dovrà essere indirizzata al taglio del deficit. Margini ridotti dunque per il calo delle tasse. Di certo, la pressione fiscale si avvia a raggiungere il tetto record del 45% del Pil.
La precisazione di palazzo Chigi non placa la polemica politica su un documento che peraltro il portavoce del commissario agli Affari economici, Olli Rehn non ha confermato (si tratterebbe di un testo a uso interno «non consegnato ai ministri»). La Lega nord invita Monti a «fare chiarezza», e il Governo ribadisce che restano le «problematiche legate alla crisi dell’Eurozona, che dovranno essere superate con riforme strutturali». Ed è proprio quel che si sta cercando di fare con i provvedimenti per sostenere la crescita, dalle liberalizzazioni alla riforma del mercato del lavoro. «Con l’austerità – osserva il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera – non si cresce».

I DUBBI DELL’UE

Il documento dell’Ue
In un report dal titolo “Situazione di bilancio in Italia” – che secondo il portavoce del commissario agli Affari economici, Olli Rehn, era destinato solo agli usi interni ma che è stato ripreso dalla stampa nazionale e internazionale – la Commissione Ue ha escluso nell’immediato la necessità di nuovi interventi nell’immediato ma non l’ha escluso però per il futuro

La replica di palazzo Chigi
In una nota palazzo Chigi ha sottolineato che la contrazione dell’economia, che provocherà quest’anno una caduta del Pil tra l’1,2 e l’1,5%, non comporterà il ricorso a una manovra aggiuntiva per blindare il pareggio di bilancio nel 2013

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