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Nel maxiemendamento l’ipotesi pensioni

Fonte: Il Sole 24Ore

Il maxiemendamento conferma l’accelerazione sulle dismissioni degli immobili pubblici e apre alle pensioni. Il Governo comincia a irrobustire il pacchetto di misure anticrisi da inserire nella legge di stabilità in attesa di capire se nelle prossime ore potranno essere adottati interventi ulteriormente strutturali in linea con le ultime richieste arrivate da Bruxelles sul tavolo di Palazzo Chigi e del Tesoro. Il Commissario agli affari economici della Ue, Olli Rehn, atteso per oggi in Italia, si è fatto precedere dalla richiesta di ulteriori interventi per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Come dire che le maximanovre varate dal Governo l’estate scorsa per complessivi 60 miliardi non sarebbero ora più in grado di assicurare all’Italia il close to balance entro due anni. Nell’ultima versione messa a punto prima del colloquio di Silvio Berlusconi con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, spunta la certificazione, nero su bianco, dell’impegno assunto con Bruxelles sul pensionamento di vecchiaia a 67 anni per tutti (uomini e donne) a partire dal 2026. Solo con la presentazione del maxiemendamento in Commissione Bilancio al Senato, annunciata per la mattinata di oggi, si capirà definitivamente se il pacchetto previdenziale ha ancora qualche chance per diventare anche più corposo con la stretta sulle anzianità e l’accelerazione del percorso per alzare l’età pensionabile delle lavoratrici private, poco gradite alla Lega e a parte delle opposizioni. Non a caso ieri sera queste misure continuavano ad essere considerate impraticabili, anche se non veniva del tutto esclusa l’ipotesi di convogliarle in un provvedimento ad hoc che non intralci una rapida approvazione della legge di stabilità sollecitata dal capo dello Stato. Al di là delle misure aggiuntive suggerite dalla Ue, il Governo deve scegliere se far leva su un testo da oltre 70 articoli nato dalle ceneri dell’ipotizzato decreto sviluppo o limitarsi ad un intervento light. Soluzione, quest’ultima, che col trascorrere delle ore prende sempre più quota. Pensioni a parte, le direttrici considerate obbligate dal Tesoro sono almeno quattro: privatizzazioni, liberalizzazioni, riforma degli ordini professionali, infrastrutture. A queste si aggiungono i capitoli del lavoro (esclusi i licenziamenti per motivazioni economiche), delle semplificazioni e della giustizia. In tutto sette macro interventi considerati dal Tesoro di prima attuazione delle misure concordate con la Ue. L’unico intervento sulla previdenza destinato a trovare posto nel maxiemendamento dovrebbe sancire in modo netto che nel 2026 tutti i lavoratori potranno andare in pensione di vecchiaia con non meno di 67 anni. La soglia di vecchiaia è oggi a 65 anni e sale di due anni a regime in modo indotto solo per l’effetto (non certo) dell’aggancio all’aspettativa di vita e della finestra mobile. L’impegno fino ad ora solo indicato a Bruxelles si tradurrebbe così in una norma con tanto di tempi e modalità di applicazione. Quanto alle dimissioni, arrivano tempi certi. Il primo fondo comune di investimento targato Tesoro dovrebbe vedere la luce entro il 28 febbraio 2012 con una dote di almeno 8 miliardi, in gran parte ricavati da caserme, terreni agricoli di proprietà dello Stato e carceri. Tra le ipotesi allo studio anche l’inclusione nel patto di stabilità interno degli enti territoriali dell’entità del debito pubblico del singolo ente e delle procedure di riduzione anche attraverso il trasferimento di immobili al fondo per le dismissioni promosso dal ministero dell’Economia. Il mancato rispetto del nuovo obbligo potrebbe comportare il taglio dei trasferimenti dello Stato. Non perdono quota, poi, gli interventi sulle professioni (sul collegio sindacale e la costituzione di Srl) così come sul mercato del lavoro con sole tre voci: apprendistato, contratto di inserimento delle lavoratrici e il parttime. Sul fronte giustizia si punta soprattutto alla posta certificata nel processo civile. Con l’arrivo del maxiemendamento il nodo da sciogliere sarà quello dei tempi. Per l’opposizione si può chiudere la partita in pochi giorni. Il relatore Massimo Garavaglia (Lega) esclude procedure straordinarie e conferma il via libera del Senato entro il 18 novembre.

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