Negozi, affitti e seconde case Ecco gli aumenti dei Comuni

La moratoria del Governo fermerà solo gli aggravi sulle abitazioni principali

Il Sole 24 Ore
10 Maggio 2013
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100%

Lo stop all’Imu sulla prima casa annunciato dal Governo non ferma i Comuni. Da quando il premier Enrico Letta ha promesso il rinvio dell’imposta municipale, la maggior parte dei sindaci ha accantonato il dossier-Imu, in attesa di conoscere nel dettaglio i piani del Governo. Tanti altri, però, avevano già messo a punto le delibere per il 2013. E altri ancora si sono affrettati per prendere una decisione entro la scadenza di ieri – 9 maggio – ultimo giorno utile per poter applicare già nell’acconto del 17 giugno le nuove aliquote per gli immobili diversi dall’abitazione principale.
Gli aumenti nascosti
L’indagine del Sole 24 Ore sui Comuni capoluogo di provincia dimostra che finora si sono attivate una trentina di città su un centinaio. Nessuno ha abbassato l’aliquota ordinaria – quella che si applica ai fabbricati diversi dalla prima casa – e cinque Comuni l’hanno addirittura alzata (Asti, Benevento, Cuneo, La Spezia e Treviso). Peraltro, in metà delle città il prelievo era già al massimo del l’1,06% e non c’erano margini per ulteriori incrementi.
Tutto questo senza considerare l’aumento della base imponibile per i fabbricati produttivi del gruppo catastale D, che comporta – a parità di aliquote – un aumento secco dell’8,3% della tassazione. A conti fatti, tutti i Consigli comunali che lasciano invariato l’assetto del prelievo nel 2013 finiscono per far scattare una sorta di addizionale Imu implicita per capannoni, alberghi, cinema, teatri, banche e così via.
Tra le grandi città, sono poche quelle che hanno neutralizzato questo incremento: una è Bologna, che ha limato dall’1,06% allo 0,96% l’aliquota per i fabbricati del gruppo D, un’altra è Vicenza, che l’ha portata allo 0,76%. E non mancano i casi di Comuni, come Ferrara o Pavia, che hanno visto vanificate dalla legge di stabilità le proprie manovre di favore sugli immobili d’impresa. Il prelievo minimo allo 0,76% a favore dello Stato sugli immobili produttivi, infatti, crea una doppia distorsione: da un lato, annulla le eventuali agevolazioni locali (come gli sconti per le nuove iniziative imprenditoriali o i capannoni rilevati da fallimenti o ristrutturazioni); dall’altro, offre agli amministratori locali un potente incentivo ad alzare le aliquote sugli impianti produttivi per incassare l’extra-gettito derivante dall’aliquota superiore allo 0,76 per cento.
Nelle delibere comunali per il 2013, gli sconti non mancano, ma sono per lo più limitati a situazioni specifiche e ben selezionate. Botteghe storiche, negozi posseduti e utilizzati direttamente dal proprietario, cinema e teatri nel centro storico, affitti a canone concordato (si vedano i dettagli nelle schede in alto). La tendenza, in questo senso, è la stessa già registrata nel corso del 2012: dal momento che delibere consigliari sull’Imu sono difficili da prendere per motivi di consenso politico e coesione della maggioranza, sindaci e assessori non rinunciano a qualche agevolazione – magari simbolica – da sbandierare ai propri cittadini.
La casa di famiglia
Tutte le delibere comunali adottate finora prendono posizione anche sull’Imu per l’abitazione principale, su cui la disciplina di dettaglio sarà dettata nei prossimi giorni dal Governo con un provvedimento specifico. Anche nel 2013 molti sindaci concentrano sulla prima casa il grosso delle risorse, per evitare aumenti oltre il livello base dello 0,4% o per dettare qualche riduzione rispetto all’anno scorso (come a Brescia, Cagliari e Pesaro).
Tra le righe delle delibere, però, si leggono anche le difficoltà di quei Comuni che – dopo aver “tenuto” nel 2012 – sono costretti quest’anno ad alzare il prelievo sulle abitazioni principali, magari limitando i rincari alle case accatastate in categorie di pregio. È la scelta di Asti, La Spezia e Lucca, ad esempio: una mossa ispirata a ragioni di equità, che tuttavia deve fare i conti con il fatto che molti degli immobili di maggior valore non sono censiti come tali dal catasto.
I prossimi rincari
Per i Comuni che non hanno inviato alle Finanze la propria delibera entro la serata di ieri, resta comunque la possibilità di modificare le aliquote Imu. L’unico limite è che le proprie decisioni varranno solo per il saldo, e non per l’acconto. E anche tra queste città non è difficile intravedere rincari futuri, tra Comuni vicini al dissesto e altri commissariati e in attesa delle elezioni. Sempre che i nuovi sindaci non preferiscano azionare la leva dell’addizionale Irpef.

4 miliardi

Il gettito
L’Imu pagata lo scorso anno sull’abitazione principale

PRIMA CASA

0,4% 
Aliquota base nazionale stabilita per l’abitazione principale

I RINCARI
IN ARRIVO

BENEVENTO
Il Consiglio comunale del capoluogo sannita ha dato il via libera all’aumento proposto dalla Giunta al livello massimo dell’aliquota ordinaria, che sale così all’1,06% nel 2013. Una decisione che si iscrive nell’ambito del piano pluriennale di riordino dei conti locali. Anche il prelievo sull’abitazione principale, al di là delle decisioni governative, arriverà quest’anno a toccare il livello massimo dello 0,6 per cento

FROSINONE
La città di Frosinone, così come Benevento, ha deciso l’aumento dell’aliquota sull’abitazione principale allo 0,6%, per fronteggiare la difficile situazione delle casse comunali: ci sono 113 milioni di residui passivi. Anche in questo caso, i conti andranno rifatti alla luce delle decisioni del Governo

LA SPEZIA
Tra i Comuni che hanno portato al massimo l’aliquota ordinaria – quella che si applica a tutti i fabbricati diversi dalla prima casa, salvo norme ad hoc – c’è anche La Spezia. Nell’ambito di una delibera che ha previsto varie altre modifiche minori, resta invece invariata l’aliquota sull’abitazione principale e le pertinenze

TREVISO
Il Comune di Treviso non ha preso una nuova deliberazione per quest’anno, ma quella dell’anno scorso vale anche per il 2013: infatti, contiene già la previsione di alzare l’aliquota ordinaria allo 0,87% rispetto allo 0,83% con cui i contribuenti hanno dovuto calcolare i versamenti dello scorso dicembre

VIBO VALENTIA
Il fatto che un Comune non abbia ancora preso posizione sulle aliquote Imu non esclude possibili rincari futuri. Lo dimostra il caso di Vibo Valentia, dove sarà dichiarato lo stato di dissesto. Di conseguenza, è altamente probabile che il prelievo sia portato al livello massimo

BOLOGNA
Lunedì il Consiglio comunale ha approvato un aumento dell’aliquota sull’abitazione principale, che è passata dallo 0,4% del 2012 allo 0,5% per il 2013. L’aliquota ordinaria resta, invece, dell’1,06% ma sono state previste alcune eccezioni con sconti a favore di determinate tipologie di attività produttive. È il caso, per esempio, delle piccole e medie imprese che abbiano scelto la strada della crescita dimensionale attraverso operazioni straordinarie, ma a condizione che la società oggetto della fusione o dell’incorporazione non fosse già di proprietà dello stesso soggetto giuridico. Ancora, per i titolari di negozi e botteghe che esercitano l’attività in un immobile di proprietà l’aliquota è stata fissata allo 0,94%, mentre per i capannoni di proprietà o utilizzati in base a un regolare contratto di locazione l’aliquota è dello 0,96%

LE ALIQUOTE FERME AL 2012

RIMINI
Il capoluogo romagnolo non ha ancora deliberato nuove aliquote Imu: le modifiche potrebbero rientrare nella delibera di bilancio, che sarà adottata entro giugno. L’amministrazione comunale vorrebbe adottare misure particolari per le case nuove invendute, ma sottolinea la difficoltà di ottenere i dati reali sul numero di questi immobili. Rimini, poi, è uno dei capoluoghi in cui le case dei residenti all’estero non sono assimilate all’abitazione principale: gran parte dei residenti all’estero, infatti, vive a San Marino. Questi contribuenti, per gli immobili che possiedono a Rimini, versano l’Imu con l’aliquota fissata per le seconde case

ROVIGO
Rovigo è tra i capoluoghi con le aliquote Imu più alte. Già dal 2012, ad esempio, il prelievo sulla prima casa e sulle abitazioni assimilate è allo 0,6%, l’aliquota per gli immobili affittati a canone agevolato è allo 0,96% e quella ordinaria è all’1,06 per cento. In attesa che si definisca il quadro a livello nazionale, il Comune sta valutando la possibilità di introdurre un’aliquota ridotta per gli immobili dati in uso gratuito ai parenti o di prevedere uno sconto per le case popolari

BOLZANO
Acconto Imu con le aliquote 2012 anche a Bolzano, dove non sono state approvate variazioni. L’aliquota per l’abitazione principale è allo 0,4%, quella ordinaria allo 0,76% 

ALESSANDRIA
Nel capoluogo piemontese, a causa del dissesto finanziario, sono state già portate ai livelli massimi, nel 2012, l’Imu e l’addizionale comunale. Anche nel 2013 l’Imu sull’abitazione principale si versa con l’aliquota “base” dello 0,6%, mentre l’aliquota ordinaria è all’1,06%

BRINDISI
Nessun intervento sulle aliquote, per ora, a Brindisi, dove il Comune sta valutando di agevolare gli immobili delle cooperative edilizie, che oggi scontano l’aliquota dello 0,76%

CATANIA
Il capoluogo etneo dovrebbe portare al massimo l’aliquota per l’abitazione principale (0,6%), nell’ambito del piano di rientro dalla crisi finanziaria, ma attende la definizione delle regole a livello nazionale 

IMPERIA E ISERNIA
I due Comuni sono commissariati. Si vota il 26 e 27 maggio. Non sono state adottate, dunque, nuove delibere sull’Imu: il dossier passerà ai nuovi amministratori

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