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Ministero troppo grasso: 32 società partecipate

Fonte: Italia Oggi

C’è la Sogesid, che si occupa di salvaguardia ambientale ed ecosostenibilità. E c’è Studiare Sviluppo, che offre consulenze alle amministrazioni centrali. E che dire della Sicot? Anche qui il core business è la consulenza, più che altro rivolta al Tesoro.
Dopo la direttiva con cui ha cercato di fornire indicazioni «virtuose» ai ministeri, adesso Mario Monti potrebbe aprire una bella stagione di tagli proprio in una delle due «case» che adesso occupa: il ministero dell’economia. Sul tavolo del premier e ministro, infatti, c’è da un po’ di tempo uno screening completo delle dimensioni di via XX Settembre. Il ministero, tante per dare subito qualche cifra, negli anni è diventato un’autentica holding. Al momento si contano partecipazioni nella bellezza di 32 società. Alcune di queste, va emergendo dopo le prime ricognizioni, sono di dubbia utilità, e potrebbero essere cassate. Altre, sulla scorta anche di vecchi studi, svolgono funzioni che molto spesso si sovrappongono, creando doppioni «antieconomici». Insomma, per Monti e il viceministro Vittorio Grilli il perimetro su cui calare la scure potrebbe davvero essere molto ampio.
Per carità, tra le 32 società partecipate ci sono enti strategici, che possono sì essere valorizzati, magari venduti per fare un po’ di cassa, ma pur sempre strategici sono. E quindi non li si può certo definire inutili. Tali sono le partecipazioni, dirette o mediate attraverso la Cassa depositi e prestiti, in società quotate come Eni, Enel e Finmeccanica. Oppure il controllo esercitato in società come le Ferrovie dello stato, Poste Italiane, Rai. Per per arrivare a totalizzare 32 società, però, si passa attraverso nomi praticamente sconosciuti. Si prenda la Sicot, società controllata da via XX Settembre al 100%. Sul sito si legge che la sua è un’attività di «supporto per fornire assistenza al dipartimento del Tesoro nelle attività istituzionali relative alla gestione e valorizzazione delle partecipazioni azionarie detenute dalla pubblica amministrazione e per l’attuazione dei processi di privatizzazione». Il tutto attraverso 14 dipendenti, un consiglio d’amministrazione con tre persone e un collegio sindacale con 5. Che poi, a dirla tutta, a che serve una società per gestire partecipazioni, visto che ci sono direzioni ad hoc dello stesso dipartimento del Tesoro? Monti e Grilli, in un periodo di vacche magre, potrebbero iniziare a chiederselo.
Poi c’è la Sogesid, anch’essa controllata al 100%. Sempre on line si apprende che la sua attività consiste nella «progettazione e nel coordinamento di azioni mirate, volte a soddisfare la necessità di assistenza tecnica, risanamento e salvaguardia ambientale, monitoraggio, ecosostenibilità». Sconosciuta ai più, a partire dai dipendenti del ministero, la Sogesid ha sul groppone la bellezza di 92 dipendenti, un consiglio di amministrazione di 5 componenti e un collegio sindacale di 3. E poi, cosa ancor più discutibile, la Sogesid nel 2011 ha portato sul groppone la bellezza di 203 incarichi di consulenza, come è facilmente verificabile dal sito internet, di cui 57 ancora attivi in questo inizio di 2012. In un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti, a che serve una società del ministero dell’economia che si occupa di ecosostenibilità? Anche perché l’unica cosa che sostiene, almeno per il momento, sono i consulenti. E anche qui, Monti e Grilli potrebbero a breve accendere un faro. Ancora, spunta fuori un’atra società, sempre controllata al 100%, che si chiama Studiare Sviluppo. Nome che astrattamente evoca obiettivi condivisibilissimi. Ma nel concreto, chi riesce a capire cosa faccia questa società è bravo. Nel sito, infatti, c’è scritto che l’attività consiste nell’«offrire supporto ad amministrazioni centrali nella progettazione e implementazione di attività e progetti che, per la loro complessità e strategicità, richiedano un qualificato contributo specialistico sul piano operativo e/o consulenziale». Sarebbe a dire?
Per non parlare di società che hanno sicuramente un loro perché, ma che spesso si trovano a fare cose simili. È il caso di Consip, Sogei e Poligrafico, tutte controllate al 100% da via XX Settembre. In questo caso all’attenzione di Monti e Grilli c’è la relazione finale di un’indagine conoscitiva che la camera concluse nel 2009 sull’informatizzazione della pubblica amministrazione. Ebbene, in quel documento è scritto in chiare lettere che le tre società spesso si trovano a svolgere un’attività di approvvigionamento di servizi informatici che si sovrappongono. Per questo la camera propose un’integrazione di alcune attività e una razionalizzazione. Anche perché il Poligrafico conta oggi 1.816 dipendenti, la Sogei 1.796, la Consip 545. Per carità, non si proporrà certo di tagliare senza pietà gli organici. Ma con i sacrifici imposti ai cittadini, l’aumento delle accise, delle addizionali Irpef, la reintroduzione dell’Ici (ora Imu) sulle prime case, come si fa a giustificare la presenza di società che anche saltuariamente svolgono attività che potrebbero essere razionalizzate?
Sono interrogativi che Monti ha ben presenti, soprattutto per un premier che ha dichiarato di voler cambiare la vita agli italiani.

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