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Meno terrorismo in Europa, ma la minaccia resta grave, secondo l’Europol

“Quasi 10 anni dopo gli attentati dell’11 settembre, il terrorismo continua a rappresentare una minaccia per l’Europa e i suoi cittadini”. È quanto ha riferito Rob Wainwright agli europarlamentari in un’audizione settimana scorsa. Il presidente di Europol ha sottolineato la connessione tra terrorismo, criminalità organizzata e traffico di droga e il crescente uso di internet come strumento di reclutamento, ma anche ricordato il successo della prevenzione agli attacchi nel 2010.
Rob Wainwright ha scelto il Parlamento di Bruxelles per presentare l’ultimo rapporto sul terrorismo in Europa.
Il quadro messo in luce è quello di una crescente interconnessione tra separatismo, islamismo e terrorismo anarchico, che starebbe dietro alla maggior parte dei 249 attacchi registrati nel 2010 in Europa. Attentati in cui sette persone hanno perso la vita e molte altre sono rimaste ferite. Tre sono gli attacchi attribuiti a gruppi islamici, di cui due finalizzati a causare “perdite di massa”.
In ogni caso “il numero di attentati in Europa è in calo rispetto al 2009”, ha precisato Wainwright, “soprattutto per la diminuzione significativa delle operazioni dell’ETA”. “Ma la minaccia resta alta”.

Finanziamento
Wainwright ha spiegato che i gruppi terroristici stanno diventando più flessibili nella gestione delle proprie operazioni e collaborano sempre più a livello internazionale, soprattutto grazie a internet. Anche i legami tra criminalità organizzata e terrorismo si stanno rafforzando.
“Gruppi terroristici separatisti come il PKK o le Tigri Tamil utilizzano il traffico di droga e di essere umani per finanziare le proprie attività”. Ci sono prove, inoltre, della collaborazione tra “L’ETA in Spagna e le FARC in Colombia”, e di contatti tra “i trafficanti internazionali di droga e i gruppi terroristici islamici dell’Africa occidentale” nonché “tra le frange violente di sinistra in Italia, Grecia e Spagna”.
Per il deputato spagnolo di centrodestra Agustín Díaz de Mera, è vitale “non sottovalutare la minaccia” e collaborare a livello internazionale.

Ana Gomes, socialista portoghese, ha chiesto maggiori ragguagli sui controlli nei paradisi fiscali, affinché non “possano essere utilizzati come strumento” di finanziamento dai gruppi terroristici internazionali. Wainwright ha ammesso di essere preoccupato riguardo alla questione, non essendo l’Europol in possesso di sufficienti  informazioni.

Instabilità in Africa
“I flussi migratori provenienti dal nord Africa potrebbero avere un’influenza sulla situazione della sicurezza nell’Unione europea”, ha continuato il presidente di Europol.
Sebbene non ci siano prove evidenti al momento, è ragionevole pensare che questi flussi possano destabilizzare la sicurezza. “Le attività dei gruppi islamici in Europa sono certamente influenzate dalla situazione internazionale”, e l’attuale quadro migratorio del nord Africa offre “opportunità ai gruppi criminali organizzati”.
Ecco perché “una squadra operativa dell’Europol è stata dislocata tra Lampedusa e l’Italia continentale”, per collaborare con le autorità nazionali e con l’agenzia europea Frontex.

Internet e la crisi economica
Internet si sta trasformando in un alleato per i gruppi terroristici che “dimostrano una crescente capacità di utilizzo del web” come strumento di propaganda e reclutamento. Anche i gruppi estremisti di destra stanno diventando “sempre più attivi su internet e sui social netwok”.
E “la recessione economica ha portato a tensioni politiche e sociali in un certo numero di Stati membri, alimentando così le condizioni per il terrorismo e l’estremismo”, ha concluso Wainwright.

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