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Maggiore autonomia regionale: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna verso la firma

Maggiore autonomia regionale

Nella giornata di domani mercoledì 28 febbraio la Regione Lombardia firmerà a Palazzo Chigi il patto per una maggiore autonomia su alcune materie, così come previsto dall’articolo 116 della Costituzione. Ad annunciarlo è il presidente Roberto Maroni: “Mercoledì mattina a Palazzo Chigi firmerò il Patto per l’ Autonomia della Regione Lombardia”.
Dopo questi ulteriori contatti con il Governo, si conclude pertanto positivamente la trattativa per la Regione Lombardia sul testo della preintesa inviata da Palazzo Chigi la settimana scorsa.
“Concludo in bellezza questo mandato. – aggiunge Maroni – Mercoledì mattina firmerò con i colleghi Zaia e Bonaccini, i due governatori delle Regioni che insieme a me hanno lanciato l’iniziativa dell’autonomia”.
Rispetto alla bozza iniziale “c’è qualche novità”, in particolare “cambia il sistema dei finanziamenti con la compartecipazione al gettito erariale” che porterà “maggiori risorse per la Regione, maggiori responsabilità e vantaggi enormi per i cittadini e per le imprese”. “La seconda cosa rivoluzionaria – rileva Maroni – sono i costi standard, una storica battaglia della Lega che adesso viene messa nero su bianco, superando il criterio della spesa storica”.
Per il “patto per l’autonomia” Maroni ringrazia “il Governo e in particolare il sottosegretario Bressa, perché ha avuto coraggio, non era facile. Ora si apre pagina nuova, è quasi una rivoluzione per il regionalismo italiano”.
Da canto suo il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, conferma: “stiamo affinando la bozza con ulteriori aggiustamenti e se ci confermano la convocazione di mercoledì noi ci siamo”.
“Mercoledì prossimo – ribadisce il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini – la Lombardia ed il Veneto firmeranno la pre-intesa sull’autonomia con il Governo assieme all’Emilia-Romagna, che per prima aveva avviato il processo”, e aggiunge: “senza richieste di statuti speciali, né secessioni fiscali, né soprattutto secessione dell’Emilia dalla Romagna”.

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