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L’Unità d’Italia si mangia un festivo anche a scuola

Fonte: Italia Oggi

L’anniversario della proclamazione dell’Unità nazionale celebrato lo scorso 17 marzo ha assorbito una giornata di permesso delle quattro di cui avrebbero potuto fruire quest’anno personale della scuola e dipendenti pubblici in sostituzione delle cosiddette festività soppresse. Lo stabilisce una disposizione introdotta dalla legge 21 aprile 2011, n. 47, che aveva decretato festiva, anche se solo per quest’anno, l’anzidetta ricorrenza. E che inoltre aveva previsto una compensazione, trasferendo su di essa gli effetti giuridici ed economici di un’altra solennità nazionale, quella del 4 novembre, che dal 1977 non è più festiva. La disposizione, per com’era formulata, si sarebbe potuta applicare solo ai dipendenti privati e non anche ai dipendenti pubblici, per i quali il godimento delle quattro giornate prescinde da questa o quella ricorrenza, dall’anniversario della vittoria piuttosto che dalla celebrazione della pentecoste. La Cisl scuola lo aveva anche argomentato per contrastare l’opinione che subito dopo la pubblicazione del decreto cominciava a circolare sulla riduzione di una giornata di permesso nei confronti dei dipendenti pubblici. Il parlamento, quindi, è dovuto intervenire per ristabilire parità di trattamento fra lavoratori. Dal momento che ci si è ostinati, soprattutto da parte della Lega Nord, per far sì che dalla festa del 150° dell’Unità d’Italia non derivassero nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica, non si poteva fare altro, sebbene con il ripristino di epifania e festa della repubblica non ci si è sognati di ridurre di altrettante giornate la durata dei permessi annuali per festività soppresse. Ma della riduzione non si accorgeranno gli insegnanti, che possono utilizzare le festività solo durante i periodi di sospensione delle lezioni, quando cioè sono già a casa, a differenza di Ata e dirigenti scolastici che ne usufruiscono in qualsiasi periodo dell’anno. Per la storia: fu una legge ormai antica, la n. 54 del 1977, ad abrogare per ragioni di austerità due festività civili e cinque religiose ma fu la legge 937 dello stesso anno a riconoscere che i dipendenti pubblici potessero continuare a festeggiarle in ragione di due, trasformate in ferie (passate da 30 a 32), e in ragione di quattro, da utilizzare in aggiunta. La settima non è stata riconosciuta, perché statisticamente almeno una di esse annualmente cadeva di domenica.

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