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Local Tax, Renzi spinge la tassa unica

La Local Tax arriverà mai in Italia? Secondo il premier Matteo Renzi sì: nell’incontro con l’Anci avvenuto ieri a Palazzo Chigi il concetto è stato ribadito più volte. Basta tributi a pioggia e sigle che finiscono per innervosire i contribuenti: meglio una tassa unica, appunto Local Tax, che semplifichi la vita a tutti.

Local Tax: 31.2 miliardi ‘secchi’ ai comuni! I conti della Cgia di Mestre

La domanda però è: sarà mai possibile realizzarla? L’eventuale sostituzione della miriade di tasse comunali con la local tax porterebbe in un’unica soluzione nelle casse degli oltre 8.000 comuni italiani oltre 31 miliardi di euro.

Chi lo ha detto? La Cgia di Mestre, che ha elencato le principali imposte/tasse comunali e i relativi gettiti che potrebbero essere sostituiti a partire dal prossimo annoTra Imu e Tasi (18,8 miliardi di euro), Tari (7,3 miliardi di euro), addizionale comunale Irpef (4,3 miliardi di euro), imposta sulla pubblicità (426 milioni di euro), tassa sull’occupazione degli spazi e aree pubbliche (218 milioni di euro), imposta di soggiorno (105 milioni di euro) e imposta di scopo (14 milioni di euro), il gettito totale ammonta a 31,2 miliardi che verrebbero incassati appunto con la local tax.

L’eventuale semplificazione della tassazione comunale – segnala il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – renderebbe più facile pagare le tasse: una richiesta che ormai tutti i cittadini invocano. Ma oltre a semplificare bisogna anche ridurle, visto che per l’anno in corso la tassazione sulla casa ha assunto dimensioni non più sostenibili”.

Città metropolitane non sostenibili: l’Anci non ci sta

Sulle città metropolitane e le nuove province, però, non ci siamo per nulla. Almeno secondo l’Anci e anche secondo i presidenti delle province riuniti in assemblea a Roma. I sindaci ritengono che la riduzione di un miliardo su città metropolitane e province non sia sostenibile.

Lo ha detto il presidente dell’Anci, Piero Fassino ”Le città metropolitane – ha spiegato – hanno funzioni superiori a quelle delle vecchie province; tagliare risorse a chi dovrebbe fare più cose è una contraddizione. Le province di secondo grado hanno minori funzioni che vanno comunque assolte: altrimenti non possono fare nulla“.

Secondo i presidenti delle province, invece, “i sindaci neo eletti presidenti di Provincia e gli amministratori provinciali, analizzata la Legge di Stabilità 2015, ritengono che non sia possibile garantire i servizi essenziali ai cittadini in capo alle Province e alle Città metropolitane“.

Sono servizi che, con la riforma Delrio, restano confermati: dalla gestione e messa in sicurezza delle oltre 5.100 scuole superiori italiane, in cui studiano 2 milioni e 500 mila ragazzi, dei 130 mila chilometri di rete viaria nazionale, di cui 38 mila di strade montane, alla tutela dell’ambiente e agli interventi contro il dissesto idrogeologico.

Si tratta di servizi che nel 2014 sono costati 3 miliardi e 188 milioni. Con i tagli della Legge di Stabilità, nel 2015 le risorse su cui province e città metropolitane potranno contare per questi stessi servizi scende a 2 miliardi, per arrivare a 1 miliardo nel 2016 e all’azzeramento totale nel 2017.

Ma Delrio insiste. “Abbiamo garantito che i Comuni avranno autonomia fiscale e organizzativa entro la stesura finale della legge di Stabilità“.

(Fonte: Comuni.it)

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