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L’Europa apre all’Italia: possibile rivedere il trattato di Schengen

BRUXELLES – Questa mattina, la Commissione Europea in seduta collegiale discuterà e voterà sulla necessità di una revisione delle norme Schengen (riguardanti la circolazione delle persone all’interno delle frontiere Ue); sull’opportunità di «rafforzare» i meccanismi che portano alla ridistribuzione dei migranti fra i vari Paesi, meccanismi affidati finora soltanto alla solidarietà. E sulla necessità di introdurre altri meccanismi, definiti «di emergenza», quando un singolo Stato «non adempia ai suoi obblighi di controllare la sua sezione della frontiera esterna», cioè del confine della Ue (nel caso dell’Italia, si tratterebbe per esempio della frontiera marina di Lampedusa).

Questi sono i punti elencati nella bozza di documento, di cui il Corriere è venuto a conoscenza, che verrà esaminata dai commissari Ue. Tutto questo mentre ieri a Lampedusa c’è stato un maxisbarco: 760 migranti su una imbarcazione proveniente dalle coste libiche.
Le varie opzioni su cui discuterà la Commissione europea sono elencate sotto forma di domande, rivolte ai componenti del collegio. La più importante viene collegata al fatto che «una pressione migratoria incontrollata possa generare reazioni non coordinate nel sistema Schengen» (Italia e Francia non vengono nominate, ma il riferimento sembra scontato). La domanda retorica rivolta ai commissari è: «Siete d’accordo sul fatto che sia necessaria una revisione del sistema di governance Schengen, e sull’istituzione di 1) meccanismi di emergenza quando uno Stato membro non adempia ai suoi obblighi… 2) o quando una porzione particolare del confine esterno sia sottoposta a una pressione inaspettata dovuta a eventi esterni?». E ancora: (siete d’accordo sul fatto che sia necessaria) «in situazioni realmente critiche una reintroduzione coordinata e temporanea dei controlli a una o più sezioni della frontiera interna?».

Il documento della Commissione chiarisce poi che l’emergenza immigrazione ha avuto anche un «impatto politico» sui Paesi Ue. E che ne sono scaturiti «dibattiti nazionali» che hanno condotto a «reazioni assai polarizzate e a tratti populiste». Ci sono «lezioni», dice Bruxelles, da trarre da questa crisi, che ha «messo in luce dei successi, soprattutto perché sono state evitate tragedie su larga scala, ma anche alcune debolezze». L’altro punto sensibile è la redistribuzione dei migranti. Fino a oggi i meccanismi «spontanei» non hanno funzionato granché: a parte l’esempio assai limitato di Malta. La Commissione prende perciò in esame la possibilità di «rafforzare» quegli stessi meccanismi, pur senza ipotizzare che un giorno possano divenire obbligatori.

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