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L’economia di Regioni ed Enti locali: analisi della Banca d’Italia

L'economia di Regioni ed Enti locali

La facoltà degli Enti di indebitarsi è limitata al finanziamento degli investimenti ed è soggetta a vincoli specifici. Le Amministrazioni locali gestiscono all’incirca un quinto delle entrate tributarie e il 30% della spesa dell’intero aggregato delle Amministrazioni pubbliche; esse rispondono di una quota pari al 4% del debito pubblico complessivo”. Ad affermarlo è la Banca d’Italia nella sua relazione sull’economia delle Regioni italiane.
Nel frattempo l’ISTAT ha pubblicato i dati sui bilanci degli Enti locali riferiti al 2015 (consulta l’articolo qui).

L’analisi della Banca d’Italia

La Banca d’Italia fornisce i dati sulla spesa primaria nei territori nel periodo 2013-15: la spesa primaria riferibile al Mezzogiorno è stata pari a circa 11.000 euro pro capite, contro gli 11.800 nella media delle regioni del centro nord. Il divario a sfavore del Mezzogiorno è essenzialmente ascrivibile alle prestazioni sociali (4.440 euro pro capite al Sud, contro i 5.700 del centro nord) e in particolare alla spesa per pensioni, su cui incidono la diversa struttura per età della popolazione e il maggiore importo medio delle erogazioni nelle regioni in cui i redditi da lavoro sono più elevati; anche la spesa sanitaria è generalmente più contenuta nel Sud.
All’opposto sono i divari relativi alla spesa per istruzione e a quella in conto capitale (rispettivamente pari a circa 1.000 e 1.070 euro pro capite al Sud, contro 850 e 900 alcentro nord). Ciò riflette il maggiore ruolo degli interventi cofinanziati con risorse comunitarie nelle regioni meridionali. Nel 2016 il Pil è cresciuto dello 0,9% sia al Centro Nord sia nel Mezzogiorno, ritornando così in positivo dopo sette anni consecutivi di calo. Ma resta ancora il ritardo del Mezzogiorno.
Nel periodo 2013-15 – riferisce sempre la Banca d’Italia – la spesa primaria corrente in termini reali si “è sostanzialmente stabilizzata al Centro Nord ed è lievemente aumentata nel Mezzogiorno”, dopo la riduzione registrata nel biennio precedente in entrambe le aree.

La crescita nelle Regioni

La spesa in conto capitale in termini reali ha invece iniziato a ridursi dal 2004 nel Mezzogiorno e a partire dal 2010 anche al centro nord. Nel 2015 si riscontra una ripresa nel Mezzogiorno “in connessione con l’accelerazione delle erogazioni relative alla Programmazione comunitaria”.
Nel 2016 il prodotto per abitante delle Regioni meridionali è stato pari a circa il 56% di quello delle altre aree, rileva la Banca d’Italia.
Nelle Regioni centrosettentrionali la crescita è stata più intensa nel nord est grazie a servizi e turismo. Nel primo semestre 2017 si segnala un consolidamento della crescita in tutte le macroaree, più marcata al centro nord.
“Nel complesso, – prosegue l’analisi della Banca d’Italia – l’eccedenza delle entrate sulle spese del Centro Nord finanzia il saldo di segno opposto del Mezzogiorno. Tali flussi finanziari riflettono la più elevata capacità fiscale dei residenti nelle regioni del centro nord (che hanno generalmente redditi più elevati), a fronte di livelli di spesa pro capite relativamente più omogenei fra le diverse aree del Paese”.

>> CONSULTA LO STUDIO INTEGRALE DELLA BANCA D’ITALIA.

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