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Le 50 opere da salvare, frenata di Monti

Fonte: Il Sole 24 Ore

Mario Monti e Corrado Passera provano a rimettere ordine e a fare chiarezza nella programmazione delle infrastrutture dopo l’era Tremonti, caratterizzata soprattutto dai tagli al Fas e dalle revoche di fondi.
Il ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture vorrebbe mettere subito al riparo sotto l’ombrello delle «conferme» una cinquantina di «opere strategiche» per un valore totale di 4,6 miliardi, oggi a rischio di definanziamento proprio per le norme volute a luglio da Tremonti. Si tratta di vecchi mutui concessi che non sono però riusciti a far partire le opere, bloccate per la mancanza dell’autorizzazione all’impegno da parte dell’Economia o per altre ragioni, dalle autorizzazioni locali alla progettazione da rivedere ai ritardi nelle gare o nell’affidamento dell’appalto. Il premier e ministro dell’Economia vuole fare chiarezza, ma senza fretta, vagliando bene la situazione delle singole opere minacciate da revoca.
Passera ha provato così a portare all’ultima seduta del Cipe la sua lista delle opere da salvare, Monti ha rinviato tutto, evitando anche che il Cipe prendesse solo atto di quella lista. La ricognizione preliminare trasmessa al comitato interministeriale presentava varie imprecisioni e non è stato difficile per Palazzo Chigi e via XX settembre rispondere che «sembra opportuno procedere con il ministero proponente e il ministero dell’Economia a una verifica puntuale delle opere inserite nell’elenco ai fini dell’individuazione definitiva dei finanziamenti da confermare».
Se ne riparlerà quindi al prossimo Cipe, che dovrà fare chiarezza sul quadro complessivo delle risorse finanziarie ancora disponibili e delle priorità infrastrutturali. Passera ha provato ad accelerare per ottenere una nuova riunione prima della fine dell’anno, Monti ha rinviato tutto alla ripresa post-natalizia.
Le opere a rischio arrivano, secondo le stime informali del Governo, a 7-8 miliardi: sono quelle che hanno avuto un finanziamento entro il 31 dicembre 2008, ma non sono mai partite e non hanno avuto il decreto di impegno dei fondi. La lista presentata da Passera alla pre-istruttoria del Cipe è piuttosto ‘larga’ e già racconta che nel mucchio delle opere a rischio ci sono molti interventi, piccoli e grandi, considerati prioritari dal territorio.
Basta scorrere l’elenco delle opere proposto da Passera per comprendere l’importanza degli interventi sotto schiaffo, a partire dalle metropolitane e dalle ferrovie urbane: la linea M4 (160 milioni) e la metrotranvia Parco Nord (128 milioni) a Milano, la Lingotti-Bengasi sulla tratta 4 di Torino (106 milioni), l’intero metrò di Bologna (210 milioni), la tratta Dante-centro direzionale (100 milioni) e la linea 6 (94,6 milioni) a Napoli, la ferrovia circumetnea (90 milioni).
Anche nel settore stradale molte le opere importanti a rischio che Passera vorrebbe salvare: la Cisterna-Valmontone-A12 (100 milioni), la bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo (235 milioni), l’itinerario Caianello-Benevento (110 milioni), due maxilotti della strada statale Jonica (per un totale di 697 milioni).
Nel settore ferroviario, a rischio ci sono opere illustri che non si potranno non salvare, per rispetto degli impegni europei: la galleria del Brennero (45 milioni) la Rho-Gallarate (90 milioni) che dovrebbe collegare il sistema ferroviario lombardo ai tunnel svizzeri.

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