La tracciabilità è un termine inquietante

Fonte: Italia Oggi

Ci importa poco (tanto per rispondere a quelli che si ispirano sempre alle abitudini di qualcun altro per dettarci le regole) se negli Stati Uniti con la carta di credito danno persino l’elemosina ai barboni accovacciati a un angolo della Fifth Avenue. Né ci persuade l’idea che questa possa essere un’arma letale contro l’evasione fiscale. Qualche cittadino ribelle potrebbe alimentarla, invertendo l’onere della prova. Fino ad oggi è capitato a tutti di sentirsi domandare dal fornitore di servizi: «Con fattura o senza?», precisando che, facendone a meno, il prezzo scende. Da domani potrebbe essere l’avventore a proporre il pactum sceleris al venditore: «E se ti pago in contanti, che sconto mi fai?». Fortunati quelli che, senza affidarsi alle banche, hanno messo in salvo, sotto il materasso, un bel gruzzolo di euro. Il problema è di carattere etico, e somiglia molto a un caso recente nel quale un ministro invitava i condomini a spiare i vicini di casa, per denunciarne il tenore di vita dispendioso e sospetto. Qui è in gioco la libertà individuale, forma primordiale della cosiddetta privacy. I mariti (ma anche le mogli, che hanno raggiunto la parità in questo campo specifico) fedifraghi, già angosciati dalle intercettazioni telefoniche, cadranno nella trappola per colpa della carta oro e di una cena elegante a lume di candela. Ma anche chi conduce una vita irreprensibile, fedele fino alla noia, si sentirà osservato e spiato in ogni movimento. Per non parlare dei poveracci che non hanno un conto in banca, delle nonnine che non sanno manovrare una credit card, e che rischieranno di essere truffate da qualche negoziante balordo, pronto ad aggiungere uno zero, fidando nella miopia della cliente. La «tracciabilità» è un vocabolo inquietante, anche per la gente per bene. Ognuno di noi aspira ogni tanto alla condizione di irrintracciabile (pur senza avere alcunché da nascondere). Si va in vacanza in un luogo impervio, si staccano i telefoni, per conquistarsi un’oasi di pace. Ci si sente liberi, finalmente. È singolare (e davvero sospetto) che quest’idea della guerra al contante circoli appena formato un governo di professori e di banchieri. Questo è un caso esemplare di conflitto di interessi. Ci sono altri mezzi per combattere la sacrosanta battaglia contro gli evasori fiscali (che danneggiano tutti noi). Non è prendendo a modello Fouché, o il Kgb, o quei bambini degli americani (educati a perdere ogni giorno un pezzo di libertà da quando sono cadute le grandi tirannie), che miglioreremo le nostre condizioni di vita. L’etica è una cosa; lo Stato etico è l’esatto opposto.

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