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La norma salvapartiti c’è sempre

Fonte: Italia Oggi

Anche se i ministri tecnici, con il sussiego che li contraddistingue, hanno sdegno che si parli di milleproproghe, perché si tratterebbe di un «poche proroghe», l’antico andazzo procede. Infatti, alla vagonata di proroghe introdotte dal governo, altre ne aggiungono i parlamentari, secondo un costume consolidato da decenni.
Ecco che, altrettanto puntuale, arriva la norma salvapartiti. Per evitare ai movimenti politici l’incomodo di pagare le (salate) sanzioni per affissioni abusive di manifesti venne introdotta, con quasi generale accordo, una disposizione che sanava le violazioni commesse dal 2005 al 2008, «in qualunque ordine e grado di giudizio, nonché in sede di riscossione delle somme eventualmente iscritte a titolo sanzionatorio, mediante il versamento, a carico del committente responsabile, di una imposta pari, per il complesso delle violazioni commesse e ripetute, a 1.000 euro per anno e per provincia». Il termine era stato poi regolarmente prorogato, più volte. Adesso, nel mille-proroghe in discussione alla Camera, è spuntata l’ennesima sanatoria, sempre per la modica somma di 1.000 euro per anno e per provincia (nemmeno per comune: no, per un’intera provincia), per le violazioni commesse «fino al 29 febbraio 2012». Siamo alla sanatoria sulle violazioni future, fenomeno che definire curioso sarebbe gentile. Non c’è bisogno di essere funzionari comunali o vigili urbani per sapere quali livelli le affissioni abusive raggiungano durante le campagne elettorali: politiche, europee, amministrative, referendarie, regionali. Chi prima passa, prima affigge, ovunque vi sia un metro quadro libero oppure sovrapponendosi alle affissioni regolari di altri (che spesso poi sono irregolari, perché il costume di non rispettare gli spazi assegni è diffuso). Il fenomeno raggiunge livelli patolo-gici soprattutto nel centro sud, Roma in testa, ove risulta arduo trovare affissioni regolari sotto elezioni. Proprio per le dimensioni eccezionali toccate dal pessimo costume, a pronunciarsi a favore sono quasi tutti i partiti. Fanno eccezione, fin dal sorgere delle continue sanatorie, i radicali, solitari nel condurre una battaglia di civiltà e di legalità. Anche l’Anci preferisce ignorare questo costante malvezzo, che pure costa ai comuni milioni di euro l’anno, perché debbono sobbarcarsi le spese (se e quando effettuate) per la pulitura e per la deaffissione dei manifesti abusivi e non introitano che una ridicola cifra di pochi euro in luogo delle somme per pesanti sanzioni che la legge prevede.

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