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La formazione dimezzata mette in crisi i Comuni

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il successo ottenuto dal forum telematico «Manovra economica e Dlgs 150/2009», organizzato ma-rtedì scorso da Ancitel, con la collaborazione di Anci e del Sole 24 Ore, testimonia l’attualità dei temi conseguenti all’attuazione della riforma della Pa, ormai nella fase matura di dispiegamento dei meccanismi destinati ad avviare il circolo virtuoso della performance. Nel dettaglio, il numero di pagine viste ha superato quota 25mila, mentre i quesiti posti sono stati più di cinquecento (ne pubblichiamo qui sotto alcuni tra i più significativi). Di certo, una delle disposizioni più discutibili contenute nella cosiddetta manovra d’estate è quella che impone il dimezzamento delle risorse per la formazione dei dipendenti pubblici. Il comma 13 dell’articolo 6 del Dl 78/2010 stabilisce infatti che a decorrere dal 2011 la spesa annua sostenuta dalle amministrazioni pubbliche, compresi gli enti locali, per attività esclusivamente di formazione non può essere superiore al 50% della spesa sostenuta nel 2009. Il problema Un taglio di tale consistenza in tempi così circoscritti può determinare conseguenze discriminanti tra le diverse amministrazioni e si pone in contraddizione con l’esigenza di innovazione, processo al quale tende in primo luogo la stessa riforma della Pa (Dlgs 150/2009), così come altri importanti provvedimenti recenti (federalismo municipale, dematerializzazione digitale, servizi pubblici locali, sportello unico per le attività produttive, riscossioni negli enti locali eccetera). Intervenire su questi ambiti strategici senza poter investire sulla formazione e riqualificazione del personale costituisce una difficoltà rilevante. La disposizione non sembra consentire eccezioni se non per le risorse derivanti da specifiche previsioni normative (per esempio, attività di formazione a valere da fondi comunitari, o da leggi regionali di settore). Il legislatore non ha neppure preso in considerazione gli adempimenti di “formazione obbligatoria”. Le possibili vie d’uscita Resta la necessità di fare formazione. Gli enti, dunque, dovranno individuare attraverso una accurata analisi i fabbisogni formativi dei propri dipendenti; entro le maglie strette del vincolo finanziario, si potrà allora: a) rivolgersi prioritariamente agli enti istituzionali che erogano formazione (come la Fondazione Ifel e la Scuola superiore della pubblica amministrazione locale); b) fare leva sulle risorse formative interne (segretario comunale, dirigenti, componenti dell’Oiv o del collegio dei revisori eccetera); c) organizzare attività di formazione con altre amministrazioni locali dello stesso territorio, per contenere la spesa e migliorare la qualità dell’offerta; d) sollecitare la collaborazione dei diversi livelli istituzionali (Province e Regioni); e) sperimentare moduli di “fo-rmazione a distanza”, che consentano di raggiungere tutti i dipendenti, con ridotti oneri organizzativi; f) fare leva sulle modalità di “formazione informale” (a cui fa riferimento la stessa circolare del ministro Brunetta 10/2010), facendo attenzione peraltro a non incorrere nell’altro – e più severo – limite di spesa, stabilito dal decreto legge 78/2010 per le attività di consulenza.

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