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Iren, multiutility pro domo sua

Fonte: Italia Oggi

Multiutility, le chiamano. Ma utility per gli utenti o utility per se stesse?
Finora le ex-municipalizzate hanno macinato utili (con le tariffe pagate obtorto collo dagli utenti) che finivano nelle casse dei Comuni. Tutti contenti, perciò un provvidenziale paravento copriva ciò che succedeva all’interno di questi gruppi.
Ma ora le multiutility non sono più galline dalle uova d’oro e i dividendi faticano ad arrivare, di conseguenza si incomincia ad aprire uno squarcio sulle gestioni e sugli autocompensi decisi dai manager.
Anche perché si registra una singolare forbice: dirigenti (spesso espressione della politica) sempre più pagati a fronte di profitti in calo e quasi azzerati.
A lanciare un j’accuse verso i manager di una delle grandi multiutility, Iren, che eroga energia elettrica, acqua, gas e rifiuti a Reggio Emilia e Parma, ma anche a Genova, Torino e Piacenza, è il segretario provinciale dei Comunisti italiani, Donato Vena, che ha attinto a piene mani dai documenti Consob (Iren è quotata) ed ecco spuntare il caso del vicepresidente di Iren, Luigi Giuseppe Villani, che è anche consigliere regionale del Pdl: doppio incarico e doppio stipendio: 145 mila euro come vice-presidente, un centinaio come consigliere regionale. Non male.
Il fatto è che, mentre gli utenti si lamentano per il caro-tariffe (e i Comuni, adesso, per la mancanza di dividendi), i 16 componenti del consiglio d’amministrazione e i revisori dei conti hanno rastrellato dalle casse dell’azienda (nel 2011) 2.335.000 euro, quasi 4 miliardi e mezzo delle vecchie lirette.
L’esecutivo di Iren ci dà dentro: il presidente Roberto Bazzano si porta a casa 497 mila euro, l’amministratore delegato Roberto Garbati si accontenta di 477 mila, il direttore generale è un gradino sotto, 442 mila.
Il governo Monti ha previsto un limite massimo pari a quello del presidente della Corte di cassazione: 300 mila euro. Iren dovrebbe adeguarsi alla prossima assemblea dei soci. Il provvedimento poteva essere assunto anche dal consiglio d’amministrazione ma perché avere fretta?
«I tre superdirigenti», dice il segretario del Pdci, «hanno ottenuto 38.000 euro per aver conseguito un buon risultato del Mol (50% del bonus) e per la riduzione del debito (50% del premio). Mi spiegate allora perché agli azioni sono stati dati 8 centesimi di dividendi con il bilancio del 2010 e quest’anno avranno 1,3 centesimi? Bella cosa: aumentano le tariffe agli utenti, si riducono i dividendi destinati ai servizi per i comuni e gli emolumenti dei manager continuano a godono ancora di buona salute».
Iren è un colosso con un fatturato di 3,5 miliardi di euro (nel 2011, + 3,8%), il risultato operativo è risultato in calo dell’8,4% a 308,4 milioni di euro mentre il risultato netto è stato di 155 milioni di euro. L’indebitamento ammonta a 2,6 miliardi e negli ultimi mesi il valore delle azioni si è più che dimezzato.
Liana Barbati, consigliere regionale dell’Italia dei Valori, ha presentato una proposta di legge per stabilire l’incompatibilità tra l’attività politica in regione e gli incarichi nelle aziende pubbliche o partecipate. «Dopo tutto», commenta, «quello del consigliere è un lavoro a tempo pieno che, se svolto con impegno, dedizione e senso civico, non consente sicuramente di ricoprire altri ruoli all’interno di consigli di amministrazione».
Le fa eco Maria Teresa Guarnieri, leader di una lista civica, Altra Politica: «il consigliere regionale Luigi Giuseppe Villani, oltre ad aver ricevuto la prestigiosa e ben remunerativa carica di vice presidente di Iren è anche stato nominato consigliere di Delmi spa, consigliere Acos spa e amministratore delegato di Aga spa, tutte società riconducibili al guppo Iren. Come se ciò non bastasse, è stato nominato amministratore delegato di Amiu, associazione temporanea di imprese di Alessandria nata dalla fusione della vecchia Amiu con Iren per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in quelle zone. Non metto in dubbio le grandi capacità di Villani, ma chiedo: è possibile essere contemporaneamente consigliere regionale, vice presidente di una multiutility come Iren, amministratore delegato di due società, consigliere in altre due e svolgere tali incarichi con la dovuta attenzione e professionalità? In un momento di crisi come questo è etico cumulare cariche e stipendi raggiungendo in questo modo cifre stellari?».
I Comuni sono in fibrillazione. A Parma, per fare un esempio, a metà 2011 arrivarono 6 milioni e 600mila euro. A Reggio Emilia invece quasi 9 milioni. Quest’anno però le cose andranno diversamente, e quei soldi come minimo si dimezzeranno Altro esempio: a Scandiano si passerebbe da 590mila di entrate per dividendi a solo 300mila euro.
Perciò i sindaci hanno bollato come inaccettabile la proposta di dividendo avanzata dal consiglio di amministrazione di Iren, giudicandola troppo esigua. Per accontentarli si potrebbe decidere di intaccare le riserve. Già lo scorso anno agli azionisti di Iren andarono 108,5 milioni: quasi 11 venivano dalla riserva straordinaria. Un azzardo se si pensa che Iren sta pensando di vendere le proprie sedi per reperire la liquidità con cui finanziare gli investimenti.
Ma ci sono anche guai giudiziari per due appalti che potrebbero rivelarsi in odore di criminalità organizzata. Nel mirino due aziende, una risulta indagata dalla procura di Bari per presunti legami con la malavita, l’altra è finita più volte nel mirino della magistratura per le attività del suo amministratore, arrestato nel 2005 per traffico di rifiuti pericolosi e nel 2006 con le accuse di estorsione e truffa. Dovrebbero effettuare la raccolta differenziata in alcuni comuni della provincia di Reggio Emilia e i lavori della discarica di Poiatica, sempre nel reggiano. Nel primo caso l’appalto triennale ammonta a 265 mila euro, nel secondo l’importo è più cospicuo: un milione e mezzo.
«Come è possibile», chiede in una nota il movimento 5 stelle, «che con un simile curriculum siano riuscite ad aggiudicarsi appalti in un settore delicato e complesso come quello dei rifiuti?». Da Iren rispondono che l’assegnazione degli appalti avverrà solo dopo il parere antimafia delle prefetture interessate. Non era meglio pensarci prima?
Se Iren non se la passa bene anche Hera, la multiutility con sede a Bologna, ha un debito rilevante, che quasi raggiunge i due miliardi (su un fatturato di 4,1 miliardi). Nei criteri di gestione denuncia un’anomalia il capogruppo Pdl in Regione, Luca Bartolini, «per poter diventare fornitori qualificati dell’azienda bisogna pagare. Hera ha inviato una lettera ai propri fornitori spiegando che grazie all’iscrizione ad un portale apposito e al pagamento di quella che si configura come una gabella si ha la possibilità di essere interpellati con maggior frequenza per presentare offerte economiche. Così si creano discriminazioni e si mettono sulle spalle dei fornitori altri costi».
Si chiedono soldi ai fornitori perché tutto serve a fare bilancio ma i capiazienda non conoscono crisi: il presidente Tomaso Tommasi di Vignano si ritrova in banca 475 mila euro l’anno, l’amministratore delegato Maurizio Chiarini è al top con 518 mila euro.

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