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In bilico il piano Romani sulle liberalizzazioni

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Pausa “tecnica” sul decreto sviluppo. La consueta riunione del giovedì tra i ministri chiamati a tradurre in norme il piano di riforma da presentare a Bruxelles ieri è saltata. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi lo aveva anticipato nel corso della giornata: «Credo che la riunione oggi non ci sarà, Tremonti non sta bene…». Di certo l’evoluzione del quadro politico, con le tensioni nella maggioranza sul caso Libia, potrebbe aver influito sul rinvio dell’ultimo incontro tecnico tra ministri e non si può escludere a questo punto che possa avere effetti anche sui tempi del varo attualmente atteso per la fine della prossima settimana. Martedì 3 infatti la maggioranza è attesa alla Camera alla prova delle mozioni presentate dalle opposizioni sui bombardamenti italiani in Libia. Entrando nei contenuti, il provvedimento si comporrà di un capitolo sulle semplificazioni negli appalti e nella pubblica amministrazione, di nuove regole sul piano casa, probabilmente di un intervento per accelerare lo smaltimento del gigantesco arretrato del processo civile. Ancora in bilico invece le liberalizzazioni dello Sviluppo economico. La strada sembra in salita anche se il ministero guidato da Paolo Romani resta in pressing per inserire almeno parte dei contenuti del disegno di legge annuale per la concorrenza fermo nel cassetto da quasi un anno. La proposta dello Sviluppo, che sarebbe ancora all’esame di Tremonti e dei tecnici del Mef, è quella di portare al Consiglio dei ministri un “decreto semplificazioni e concorrenza” che includa la riforma della rete dei carburanti, per dare più impulso al self service ed eliminare i vincoli alla vendita di prodotti “non oil”. L’obiettivo sarebbe far confluire nel testo anche altre misure incluse nei 25 articoli del Ddl liberalizzazioni, come il rafforzamento dei poteri dell’Antitrust sulle pratiche commerciali scorrette. Si valuta poi l’inserimento dell’agenzia antifrode sull’Rc auto che al momento è contenuta in un Ddl in esame alla Camera. Va ricordato che il Ddl sulla concorrenza era già giunto a Palazzo Chigi a febbraio, nell’ambito della preannunciata “frustata” all’economia, ma Tremonti congelò il testo ponendo l’accento sulle semplificazioni piuttosto che su una nuova “lenzuolata” di liberalizzazioni. Pesa però il ritardo accumulato: in base alla legge sviluppo del 2009, il governo avrebbe dovuto presentare alle Camere il Ddl sulla concorrenza già nel maggio 2010. Se non troveranno spazio nel decreto, le misure potrebbero essere riproposte più avanti con un altro veicolo. Sembra ormai certo, invece, l’inserimento nel decreto di una norma per potenziare la Conviri, la commissione che opera presso il ministero dell’Ambiente, trasformandola in un’Agenzia con compiti di regolazione tariffaria sui servizi idrici. «Serve un apposito soggetto indipendente, autorevole» ha detto ieri il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. L’intervento potrebbe però non bastare per neutralizzare il referendum sull’acqua. Per questo motivo si fa strada l’ipotesi di ammorbidire la privatizzazione con alcune modifiche alle norme sulla gestione del servizio idrico. Tra le semplificazioni spazio alle norme per velocizzare gli appalti di opere pubbliche e favorire gli interventi in edilizia con il silenzio assenso per il permesso di costruire. Al tempo stesso il Governo è pronto ad estendere la cosiddetta norma “taglia-oneri” sulle imprese dai soli ministeri anche a Regioni, Province, Comuni e alle Authority. Con il decreto 112/08 di inizio legislatura è stato imposto alle amministrazioni centrali di ridurre del 25% il peso della burocrazia su cittadini e imprese. Quello stesso obbligo – già contenuta nel Ddl “Calderoli-Brunetta” fermo a Palazzo Madama – verrebbe ora esteso per decreto agli enti territoriali, a quelli locali e alle autorità amministrative indipendenti. In sostanza entro il 31 dicembre 2012 (data comunque che verrà definita nel Dl sviluppo) le amministrazioni indicate dovranno procedere a un programma di misurazione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi informativi per una quota del 25 per cento.

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