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Impronte digitali nella PA, stop del neoministro Dadone

Impronte digitali nella PA, stop del neoministro Dadone

Il precedente ministro della Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha voluto fortemente le impronte digitali “per stanare i furbetti del cartellino e tutelare chi va a lavorare regolarmente”, mentre il nuovo titolare del dicastero della Funzione pubblica Fabiana Dadone pensa seriamente a un dietrofront: a confermare questo punto di vista la scorsa settimana sono giunti anche i rilievi del Garante Privacy con cui vengono proposte modifiche alla misura contenuta nella Legge Concretezza.

Impronte digitali: il dietrofront del ministro Dadone

La tecnologia sicuramente torna utile per tenere a bada chi abusa”, ha detto la ministra intervistata dal quotidiano Italia Oggi. “Ma probabilmente”, ha aggiunto, “va usata in modo meno criminalizzante per una intera categoria. “A mio avviso la rilevazione delle impronte contiene in sé uno stigma di tale negatività che rischia di deprimere anche chi ogni mattina si reca sul posto di lavoro con energia ed entusiasmo”, ha proseguito il ministro della PA durante l’intervista.
Pronta la replica dell’ex ministro della PA Giulia Bongiorno che ha voluto la legge: “Ho combattuto contro l’assenteismo nella PA introducendo controlli con impronte digitali, il nuovo ministro combatte contro la legge sulle impronte digitali. Gli assenteisti ringraziano!”.

Il parere del Garante della Privacy

“L’astratta, generalizzata e indifferenziata presunzione di sussistenza, per tutte le amministrazioni pubbliche, di fattori di rischio tali da far ritenere quello biometrico l’unico sistema in grado di assicurare il rispetto dell’orario di lavoro non appare compatibile, con il principio di proporzionalità“. In questo modo si è espresso il Garante della Privacy mediante parere datato 19 settembre 2019, n. 167, indicando per lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri una serie di indicazioni per rendere la misura meno eccessiva nei confronti della privacy dei dipendenti pubblici. Si tratta di un parere su uno schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri concernente la disciplina di attuazione della disposizione di cui all’art. 2 della legge 19 giugno 2019, n. 56, recante “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”.
Il “no” della ministra Dadone si aggiunge a quello del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti che ha promesso, il 16 settembre scorso: “Escluderemo i presidi dalle impronte digitali”. Gli insegnanti sono esclusi perché utilizzano il registro elettronico.
Pertanto le impronte digitali per i dipendenti della pubblica amministrazione non sembrano piacere al Governo Conte-bis. La misura è diventata legge a giugno scorso e ha reso obbligatoria la rilevazione delle impronte in formato digitale e, contestualmente, la videosorveglianza, per combattere l’assenteismo nella Pubblica Amministrazione. Ma stando agli annunci e dichiarazioni di Dadone e Fioramonti è una legge che rischia di restare inapplicata e probabilmente verrà abrogata prossimamente.

>> CONSULTA IL PARERE DEL GARANTE.

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