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Il Veneto contro la Tesoreria unica

Fonte: Milano Finanza

Parte dal Veneto la rivolta degli enti locali contro il trasferimento per tre anni delle entrate proprie alla tesoreria nazionale, misura decisa dal governo (con il decreto sulle liberalizzazioni) che dovrebbe valere circa 9 miliardi l’anno. La scorsa settimana a insorgere era stata l’Anci, con il presidente Graziano Delrio che aveva annunciato prossimi ricorsi da parte dei Comuni. Detto, fatto. È sceso in campo il primo cittadino di Venezia, Giorgio Orsoni, che è anche responsabile per l’Anci delle città metropolitane, il quale oggi o domani presenterà «un’azione di accertamento davanti al giudice ordinario per verificare se la previsione della Tesoreria unica violi norme costituzionali». E la sua sarà l’azione pilota, visto che anche i sindaci di Verona, Flavio Tosi, e di Vicenza, Achille Variati, sono pronti a seguirlo. I tempi sono stretti, perché la prima scadenza per il trasferimento del 50% dei fondi è stata fissata al 29 febbraio (la seconda, per l’altro 50%, scatterà il 16 aprile). L’obiettivo è ottenere dal magistrato una sospensiva e il rinvio della questione alla Corte Costituzionale, alla quale i Comuni non possono accedere direttamente. Solo le Regioni possono farlo e infatti il Veneto si sta già attrezzando, anche in questo caso facendo da apripista per altre amministrazioni.
Del resto, la platea di enti interessati è enorme. La norma voluta dal governo riguarda Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, Enti del comparto sanitario, Università e dipartimenti universitari. Tutti dovranno trasferire alla Tesoreria centrale dello Stato non solo i fondi depositati nelle proprie tesorerie gestite dalle banche che hanno vinto le rispettive gare, ma anche gran parte degli investimenti effettuati dalle varie amministrazioni, che dovranno essere smobilizzati e trasferiti entro il 30 giugno (un successivo decreto del ministero chiarirà quali investimenti cadranno sotto la tagliola). Roberto Ciambetti, assessore regionale al Bilancio del Veneto, parla senza mezzi termini di scippo, ricordando che la Regione da circa 15 anni ha affidato il servizio di tesoreria a Unicredit che garantisce un tasso attivo vicino al 2%. «I soli proventi dei bolli auto, circa 600 milioni, fruttano 12 milioni di interessi annui». Con la Tesoreria il tasso sui depositi scenderebbe all’1%. «Questi soldi», ha tuonato Tosi, «non appartengono allo Stato ma ai cittadini, i Comuni virtuosi si autofinanziano attraverso le tesoreriee non permetteremo che il governo si impadronisca del denaro dei veronesi».

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