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Il valzer dei vertici che paralizza la PA

Fonte: Sole 24 Ore

di FRANCESCO VERBARO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

È vero che viviamo nell’epoca dell’incertezza, ma forse quella che sta caratterizzando l’amministrazione italiana sta raggiungendo livelli parossistici. Una volta si diceva che la politica passava e l’amministrazione rimaneva. Oggi, come mostra l’ennesimo cambio di governo, possiamo dire che all’instabilità politica si aggiunge, anche come effetto della prima, l’instabilità amministrativa. La durata media sempre più bassa dei governi genera un’instabilità generale, che si trasmette sugli apparati amministrativi, con conseguenze nefaste sull’attuazione delle politiche e sui servizi a imprese e cittadini.

In 25 anni abbiamo avuto ben 17 ministri della Funzione pubblica, con una durata media di 17 mesi. In questo contesto il proliferare delle leggi genera un meccanismo moltiplicatore, per cui ogni ministro vuole manifestare il proprio indirizzo con nuovi provvedimenti, che a loro volta generano incertezza e portano i funzionari a richiedere ulteriori leggi di chiarimento, circolari e pareri. Nel frattempo il mandato in corso finisce. In questo caos si rimette la parola alle magistrature.

Chi prova a investire sul territorio (soprattutto del sud, purtroppo) scopre anche l’incertezza prodotta dal multi-level governance, tra materie concorrenti e conflitti di competenza. I diversi vertici politici avvertono poi l’esigenza di riorganizzare enti e uffici, spesso per azzerare gli incarichi dirigenziali esistenti e poterli sostituire. Le norme sullo spoil system, fisiologiche se applicate cum grano salis, generano ulteriore instabilità che riduce a due anni la durata media di un incarico dirigenziale, soprattutto in ministeri, regioni ed enti pubblici. Come sta accadendo paradossalmente in questi giorni nel passaggio dal Conte-1 al Conte-2. È vero che l’articolo 19 del Dlgs 165/2001 prevede che gli incarichi apicali decorsi novanta giorni dal voto di fiducia, ma se non si consolidano le esperienze difficilmente si avrà un’amministrazione capace di assicurare una buona gestione. Inoltre, il processo decisionale negli ultimi anni si è concentrato sempre più ai livelli alti della piramide organizzativa (gabinetti, staff, capi dipartimento), che sono quelli più esposti allo spoil system.

Tutto ciò sconfessa le teorie sullo Stato liberale. L’incertezza su responsabilità, programmazione, applicazione e interpretazione delle norme si riflette sui tempi di attuazione, quindi di realizzazione di una politica. Si arriva così al paradosso di modificare le politiche, e le leggi sottostanti, senza attendere i risultati delle precedenti. Pensiamo ai grandi temi dell’istruzione, della sanità o del lavoro che richiedono piani e programmi di medio periodo e non decreti legge. Difficile poter attribuire responsabilità o meriti a una politica o a un’amministrazione. Non basta eleggere parlamentari e far nascere un governo, è necessario avere delle strutture, governare le procedure, curare il reclutamento e la qualità del personale, innovare. Serve infine essere in grado di programmare. Se l’incertezza è massima proprio nella governance, diventa difficile realizzare vere riforme, che richiedono tempi e competenze e non solo leggi. E’ difficile che possa esistere una democrazia senza amministrazione soprattutto quando la Costituzione assegna ad essa il compito rivoluzionario e sostanziale di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta` e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Se all’incertezza derivante dall’economia globale, dall’interdipendenza politica ed economica degli Stati, dalle innovazioni tecnologiche aggiungiamo quella politica e amministrativa diventa difficile pensare di poter governare uno Stato, al di là delle politiche e dei colori.

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