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Il referendum spinge l’ecopass È Londra il modello di Pisapia

Fonte: Il Sole 24 Ore Lombardia

«Prima di ripartire puoi lasciarmi un assegno di 5 milioni di sterline?». Stretto fra la regina Elisabetta e il principe Filippo, Barack Obama, ha abbozzato un sorriso mentre l’ambasciatore americano a Londra, Louis Susman liquidava l’incidente con una frase di circostanza «sul tema la nostra posizione è nota». Nota senz’altro, ma non condivisa da Boris Johnson, ex giornalista, appassionato latinista, fanatico ciclista, soprattutto eccentrico sindaco di Londra che nei corridoi di Buckingham Palace ha chiesto al presidente Usa di regolare i conti. In realtà i milioni che l’amministrazione metropolitana rivendica dalla Casa Bianca sono 5 e mezzo, pound più pound meno, ovvero una fila infinita di contravvenzioni per il mancato pagamento della congestion charge, il balzello sul traffico a carico di chi varca la cinta che stringe Londra. Una tassa, appunto, sostiene l’ambasciata americana che per regola i diplomatici non sono tenuti a pagare. Non un’imposta – replica Londra – ma un semplice pedaggio. E così Boris Johnson stacca le multe e Barack Obama le butta via, dinamica di un contenzioso che ha un numero consistente di seguaci e qualche pentito. Sono una decina le ambasciate (non quella italiana) che contestano il pagamento, fra gli altri oltre agli americani si contano i russi e i giapponesi. Gli Emirati arabi uniti dopo un primo rifiuto hanno accontentato Boris. Il sindaco ha buoni motivi, non tanto sulla disputa intellettuale “pedaggio versus tassa”, ma sulle conseguenze ultime della querelle, visto che il montante complessivo ha raggiunto 51 milioni di sterline in multe mai pagate dagli ospiti stranieri. Bagatelle – e neppure troppo – per una rivoluzione che mobilita Londra dal 2003 quando la congestion charge fu varata per dare ordine al traffico e sperare in una variazione delle abitudini cittadine. Da allora i ciclisti a Londra si sono moltiplicati. Bande di forsennati – nel caso locale – che partono all’alba di ogni giorno agghindati per un quotidiano “Tour de France” in una città che di piste ciclabili ne conta pochissime. Schizzano nel traffico con disinvolta prepotenza e anche questo potrebbe essere un effetto indotto di un balzello che non costa poco. La congestion charge zone definita nel 2003, estesa e quasi raddoppiata nel 2007 di nuovo ridotta nel 2011, copre nella versione originaria, un’area di 21 chilometri quadrati – l’1,3 % della Greater London – del cuore di Londra. Varcare quella soglia costa ogni giorno 10 sterline. Cifra che copre un numero illimitato di ingressi e uscite fra le 7 e le 18. È in vigore cinque giorni (feriali) alla settimana e va pagata entro la mezzanotte del giorno stesso. Ventiquattr’ore di ritardo comportano una penalizzazione del 20 %, poi si passa a 120 sterline di contravvenzione. Sono esenti i veicoli Euro5 quelli elettrici e ibridi. Il monitoraggio è affidato a 400 telecamere che fotografano le targhe di tutte le auto, eliminano quelle di chi ha pagato e fanno scattare le penalità per i più furbi. Uno screening di circa un milione di foto al giorno che individuano quotidianamente circa 12mila auto che non risultano in regola, metà delle quali sono, alla fine dei controlli, multate. L’impatto della congestion charge va molto oltre i numeri delle multe. Nel 2010, con 80mila ingressi quotidiani di veicoli (taxi e autobus esclusi), la congestion charge ha reso 148 milioni di sterline. Il vero timore era una caduta del business nelle aree protette. Nel 2003 subito dopo l’introduzione fu registrato un calo del 7% delle attività commerciali come denunciò il grande magazzino John Lewis in Oxford street. Due anni più tardi il calo di shoppers era più o meno lo stesso, ovvero fra il 7 e l’8%, per la Camera di Commercio di Londra il 79% dei negozi è stato colpito dal pedaggio stradale, ma nonostante questo il 49% dei commercianti – secondo un altro sondaggio – considerava la congestion charge una misura ” di successo”. Secondo Tfl, Transport for London gestore del sistema, l’impatto «è neutro sul contesto economico globale». In realtà le reazioni dei commercianti all’apertura nel gennaio 2011 della western zone della città che era stata inclusa nel cintura protetta nel 2007, sono differenti. Per molti negozianti di Kensington church street, ad esempio, l’uscita dalla congestion charge ha significato un rimbalzo positivo degli affari. Probabile, visto che il traffico automobilistico è subito aumentato dell’8 per cento. Le statistiche variano di zona in zona, ma secondo un rilevamento del 2007 l’introduzione del balzello sull’ingresso in centro ha ridotto del 16% il traffico di mezzi nelle aree protette. Con effetti marginali sull’in-quinamento a dare retta a uno studio del King’s college che non ha potuto identificare variazioni davvero significative. Un motivo in più per convincere Barack Obama a non staccare mai quell’assegno che Boris Johnson fortissimamente vuole.

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