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Il nodo dei fondi non blocca la riforma

Fonte: Il Sole 24 Ore

Non parliamo solo di soldi. Il blocco della contrattazione e il congelamento degli stipendi pubblici introdotto dalla manovra salvadeficit dell’estate scorsa ha assestato un brutto colpo al debutto della riforma del pubblico impiego, rimandando al 2014 l’entrata a pieno regime dei meccanismi premiali per i migliori e le penalità per chi rimane in ombra negli uffici. Nonostante questo brusco stop, però, la riforma procede anche sugli altri versanti dell’attuazione e in questa fase gioca la sfida della propria centralità su due direttive principali: la selezione e l’innovazione tecnologica. Sulla prima, le novità sono recentissime, e riguardano la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 2 maggio del decreto che introduce una strada inedita per salire ai vertici della Pa centrale: il concorso. La nuova regola, che sarà definita da una direttiva su cui la Funzione pubblica ha già lavorato, mette a concorso il 50% dei posti di dirigente da prima fascia; oltre ad avere in curriculum la laurea magistrale e l’esperienza in posizione di vertice, gli aspiranti dovranno superare una o più prove sulla base di meccanismi che saranno decisi dalle Pa banditrici, ma che dovranno seguire precisi parametri di oggettività nella valutazione. Si tratta di una tappa attesa nell’attuazione della riforma, al punto che poche settimane fa la Corte dei conti ne aveva lamentato il ritardo: la pubblicazione del decreto in Gazzetta ha mostrato che il testo era uscito da Palazzo Vidoni a ottobre e si era impantanato proprio alla magistratura contabile per la registrazione. Sull’innovazione tecnologica, le pagine di questo Speciale – dedicato al Forum Pa che si svolge alla Nuova fiera di Roma da oggi a giovedì – sono ricche di analisi di temi chiave, a partire dalle ricadute applicative del Codice dell’amministrazione digitale e dalle possibilità offerte dal cloud computing. Il tema è in continuo movimento e proprio nel decreto sviluppo varato la scorsa settimana si affaccia con la previsione della carta d’identità “tutto compreso”, che riunisce in un unico documento anche la tessera sanitaria e la patente. Lo stesso ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, nella fase di preparazione del provvedimento, ha rilanciato il proprio piano di semplificazione, che secondo le stime di Palazzo Vidoni potrebbe valere nel complesso fino a 10-12 miliardi all’anno in termini di risparmi. Una fetta del programma è ormai catalogabile nella casella delle abitudini a regime, perché i certificati di malattia online sono già una realtà consolidata e la nuova sfida sono ora le ricette online. Intanto le Pmi aspettano di valutare gli effetti reali delle ultime misure di semplificazione di adempimenti e controlli. Su questo fronte è sceso in campo il nuovo sportello unico per le imprese, che prova a lasciarsi alle spalle le promesse non mantenute del passato per riunire davvero in un’interfaccia singola tutti gli adempimenti necessari ad avviare un’attività economica. Il punto di svolta vero sarà rappresentato dai pagamenti telematici, sui quali l’alleanza tra Funzione pubblica e Comuni sembra funzionare. Come ha ribadito giovedì scorso il presidente del Consiglio, del resto, sulle tasse oggi «è impossibile» agire di forbici: chi è a caccia di novità e sviluppi significativi, di conseguenza, deve ancora una volta girare lo sguardo verso la Pa e i suoi tentativi di innovazione.

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