Il localismo non paga dividendo

Fonte: La Stampa

di FRANCO BRUNI

I desideri di autonomie locali e nazionali in Europa hanno giustificazioni storiche e culturali molto più serie delle grida di chi le strumentalizza per cercare spregiudicatamente voti a buon mercato sfruttando, come osserva Maurizio Molinari nell’editoriale di ieri, l’inettitudine delle leadership «incapaci di comprendere lo scontento dei propri cittadini». In qualche misura sono desideri che rispondono anche a esigenze di efficacia economica e amministrativa, perché auspicano decisioni decentrate, più adatte ai diversi contesti geo-socio-politici.
Per questo i Trattati europei, pur mirando a «un’unione sempre più stretta», contengono un principio essenziale nelle democrazie moderne, il cosiddetto principio di sussidiarietà, secondo cui «le decisioni sono prese il più vicino possibile ai cittadini», accentrando – ai livelli nazionale o, ancor più in su, europeo – solo quelle «i cui obiettivi non possono essere sufficientemente realizzati» dalle autonomie politiche dei livelli decentrati.
Fatto sta però che l’evoluzione dell’economia degli ultimi decenni tende a ridurre i vantaggi del decentramento, a limitarli ad ambiti più ristretti, a renderne più difficile e controversa l’individuazione…

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