Questo articolo è stato letto 0 volte

“Ici alle scuole solo se fanno profitti”

Fonte: Repubblica

ROMA – Il governo non vuole penalizzare le attività no profit della Chiesa. L’Ici, meglio l’Imu, la pagheranno solo gli enti che iscrivono utili nei loro bilanci. Le rassicurazioni arrivano dal ministro allo Sviluppo economico Corrado Passera e dal sottosegretario Gianfranco Polillo e dovrebbero servire a tranquillizzare il mondo cattolico di fronte alla discussione sull’argomento, inserito nel decreto sulle liberalizzazioni, che riprende oggi al Senato. Ma sia la Cei sia i parlamentari cattolici di destra e sinistra non sono convinti e chiedono al governo più chiarezza. Una chiarezza che, secondo Palazzo Chigi, c’è. «Era ovvio che si andasse in questa direzione ed è stato fatto in maniera saggia, ragionevole e determinata. Ora è importante che l’introduzione dell’Imu non penalizzi il vero no profit che è un pilastro della coesione sociale», spiega a SkyTg24 il ministro Passera. Cattolico, Passera, assicura che «nel rendere operativa questa decisione di estendere la tassazione immobiliare faremo molta attenzione». Sicuramente faremo così, aggiunge Polillo in un’intervista all’Avvenire. Il sottosegretario spiega al giornale della Cei che «paga l’Imu chi iscrive un utile a bilancio. Chi, insomma, lucra, sull’attività che svolge». Polillo fa anche un esempio: «Se la retta alla scuola parificata serve a sostenere i costi di gestione, non si può considerare attività commerciale. Applichi il concetto a un ospedale: è lo stesso. O a un’associazione, religiosa o meno, ai partiti, ai sindacati». Tutto chiaro? A sollevare dubbi è per prima la Cei. Monsignor Michele Pennisi, responsabile per l’Educazione cattolica, denuncia «l’incertezza legislativa» che caratterizzerebbe il provvedimento. Il prelato, che è vescovo di Piazza Armerina, spiega poi che le scuole paritarie sono simili a quelle statali che «svolgono un servizio pubblico» e per questo sono esentate dall’Imu. Per monsignor Pennisi, inoltre, i contributi ricevuti finora «sono legittimi e doverosi, insufficienti, per cui tante scuole hanno dovuto chiedere, non sono privilegi ». Una linea che viene sposata in modo bipartisan dal mondo politico cattolico. Carlo Giovanardi è convinto dalle spiegazioni di Polillo, ma non da quelle di Passera. Allora, chiede l’ex sottosegretario, è necessaria «una interpretazione autentica ufficiale prima che i senatori debbano decidere come votare questa norma». Lo stesso fa il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. Sull’altro versante si associa alla richiesta il democratico Giorgio Merlo: «Non facciamo confusione solo per rispondere ad una esigenza laicista ed anticlericale». Il fronte “laicista e anticlericale” replica con i Radicali. «La carità è una virtù teologale e gli uomini di fede dovrebbero reagire con vigore se divenisse materia legislativa», scrivono il deputato Maurizio Turco e il segretario di Anticlericali. net Carlo Pontesilli. Dunque, concludono, sarebbe meglio che «lo Stato fornisse a tutti i cittadini bisognosi – senza distinzione di sesso, religione, razza e condizioni economiche – i servizi essenziali, dall’istruzione, alla sanità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *