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I sindaci: «Sì all’Ici ma senza scambi»

Fonte: Il Sole 24 Ore

«Il ritorno di una tassazione sulla prima casa è indispensabile, si chiami Ici, Imu o mini-patrimoniale; l’importante, però, è che poi non si tagli sul fondo di riequilibrio, altrimenti la somma per i Comuni fa sempre zero». Graziano Delrio, il presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni, registra con ovvio favore le ipotesi di far tramontare una neutralità fiscale sull’abitazione principale che ai sindaci non è mai piaciuta, ma prefigura l’aprirsi di una partita complicata con il Governo.
Il problema dei sindaci, come ha spiegato Delrio intervenendo ieri al convegno inaugurale di RisorseComuni di Anci Lombardia, è urgente, perché legato a una «emergenza bilanci 2012» che va risolto in fretta perché i preventivi si devono approvare entro fine anno. La questione nasce da un dato chiave: per rimediare ai tagli e alle richieste aggiuntive del Patto di stabilità portate dalle manovre estive, i sindaci hanno oggi un unico strumento fiscale, l’addizionale Irpef. Secondo le stime Ifel, per provare a compensare la stretta il 95% dei Comuni dovrebbe portare al massimo l’aliquota, ma il presidente Anci chiede cautela su questo fronte: «L’Irpef – sottolinea ai sindaci lombardi riuniti a Palazzo delle Stelline a Milano – è politicamente delicatissima, e un aumento generalizzato rischia di far percepire i sindaci come i fautori unici dell’aumento delle tasse». Servono altri strumenti, anche per dare un’autonomia reale alle scelte fiscali del territorio, ma per ottenerli bisognerà avviare un braccio di ferro non semplice con il Governo. Fino a oggi, infatti, all’Economia si sta lavorando su ipotesi di «scambio», come quella che offre l’Ici ai sindaci ma permette al Governo di riprendersi i frutti di cedolare secca e compartecipazione Irpef (si veda Il Sole 24 Ore del 22 novembre). Un’ipotesi che, a conti fatti, riporterebbe tout court i bilanci locali all’epoca pre-federalista.

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