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I sindaci: la manovra è insostenibile

Fonte: La Stampa

Stavolta a Renzi non occorrerà il voto di un Luis Alberto Orellana. Oggi arriva in aula a Montecitorio la nota di aggiornamento al Def, ma basterà la maggioranza semplice. Questo perché il Governo non ha chiesto una nuova autorizzazione per lo scostamento dall’obiettivo del pareggio di bilancio, che avrebbe richiesto la maggioranza assoluta, presentando invece al Parlamento la sola nota.

La stima del deficit/Pil per il prossimo anno si attesta così al 2,6 per cento, lontano a sufficienza dal vincolo del 3 per cento. Il ministro Padoan ha festeggiato la soluzione come «uno sforzo notevole dopo tre anni di recessione», ma il barometro della legge di stabilità segna ancora tempo incerto. Innanzitutto c’è Jyrki Katainen, che si è già capito che non sarà un cliente facile per Matteo Renzi: giusto ieri ha voluto precisare che il via libera non è definitivo. È il vicepresidente della commissione al quale sono affidate le chiavi del rispetto dei conti e ha fatto notare che «il fatto di non aver riscontrato serie deviazioni dalle regole del patto, non significa che i piani le rispettano appieno». E poi ci sono i Comuni.

«Mi piacerebbe fare l’amministratore locale ora che abbiamo allentato il patto di stabilità» , ricordava il premier nei giorni scorsi. Ma la delegazione dell’Anci che si è presentata ieri nella biblioteca di palazzo Chigi non era così ottimista sulle prospettive dei bilanci comunali. Tre volte più pessimista, per l a precisione.

Neanche il tempo di sedersi che già Piero Fassino l’ha messa giù chiara: «La legge di stabilità peserà sui comuni tra i 3,5 e i 3,7 miliardi di euro e non per 1,2 miliardi, come è stato detto finora». Renzi ha chiuso subito il recinto: «Noi vogliamo mantenere questi saldi, non si discute. Se avete controproposte entro questo perimetro siamo pronti ad ascoltarle».

Le preoccupazioni maggiori riguardano le città metropolitane e le province di secondo grado. Secondo gli esperti dell’Ifel, l’istituto di ricerca dell’Anci, si tratta di un miliardo di tagli che per Fassino, semplicemente, «non sono sostenibili».

Sul punto Renzi ha ribattuto che la partita di Comuni e Province si gioca su tavoli diversi, spiegando che nella legge di stabilità verrà richiesto un contributo diverso «perché non è accettabile l’idea che la Provincia rimanga un soggetto con tutte le titolarità e i soldi del passato». I Comuni hanno rivendicato di aver già tirato la cinghia per oltre 17 miliardi di euro e hanno tirato fuori una wish list bella nutrita: più soldi per le linee della metro e l’impegno dello Stato a farsi carico dei costi degli uffici giudiziari a partire dal prossimo gennaio e non da settembre 2015, garantendo una boccata d’aria da subito per il nuovo anno.

Il premier non ci sta a passare per il capo di un governo centralista che scarica il peso della legge di stabilità sugli enti locali. «Abbiamo cominciato ad aggredire la spesa centrale e presto sarà online ogni singolo centesimo speso dai ministeri», ha spiegato al tavolo, provando a coinvolgere i presenti nella sua crociata contro i vincoli europei: «Vogliamo fare le riforme anche per cercare di cambiare le regole del gioco in Europa».

La mediazione, come spesso accade nell’ambito dell’esercizio del potere renziano, l’ha trovata Graziano Delrio. Prima ha prospettato ai Comuni la «completa libertà nel raggiungere i saldi e una unica tassa», chiarendo che si tratta di «due obiettivi che verranno sicuramente raggiunti entro la stesura finale della legge di stabilità». L’idea allo studio, infatti, è quella di riunire in una Local Tax le molte tasse e i tributi locali. Poi si è prodotto in un difficile intervento nella questione numerica dei saldi spedendo la palla in avanti: «Abbiamo riscontrato notevoli divergenze di calcolo sull’impatto che la manovra avrà sui comuni. Si è deciso di istituire in tempi rapidissimi un tavolo tecnico di approfondimento con un primo incontro settimana prossima». Tecnici del Governo contro tecnici dell’Anci per provare a ricucire quella distanza che vale due miliardi e mezzo. Si ripartirà da lì.

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