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Finanza di progetto anche per opere fuori programmazione

Fonte: Italia Oggi

Finanza di progetto anche per opere non in programmazione, tetti alle riserve in fase di esecuzione dell’appalto, esclusione automatica sotto soglia fino al 2013, procedura negoziata fino a 1 milione di euro ma con dieci imprese invitate e post-informazione, semplificazione della disciplina sulle cause di esclusione. Sono questi alcuni dei punti principali, relativi alle opere pubbliche, sui quali si articolerà il prossimo decreto legge sullo sviluppo, ferma restando l’attenta verifica dei requisiti di necessità e urgenza che andrà fatta per non incorrere in censure da parte del Quirinale. Si tratta, nella sostanza, di modifiche al Codice dei contratti pubblici che investono materie sulle quali sta, in alcuni casi, già discutendo il parlamento. È il caso, per esempio, delle modifiche alla procedura negoziata senza bando di gara (la più nota trattativa privata) per la quale al senato, nell’ambito del ddl statuto di impresa, si prevede l’innalzamento della soglia dei 500 mila euro fino a un milione e mezzo. Su questo punto (si veda ItaliaOggi di ieri) il ministero delle infrastrutture sembra avere definito una linea meno estensiva, con un aumento della possibilità di procedere con questa procedura, ma soltanto fino a 1 milione di euro, con un numero di invitati pari a 10 (rispetto ai cinque di oggi) e con la pubblicazione del soggetto aggiudicatario e dei nominativi degli invitati (anche per una verifica concernente la rotazione degli incarichi). È emersa invece una netta contrarietà, in sede ministeriale, rispetto all’innalzamento del tetto per gli incarichi di progettazione, votato dal parlamento, ma non all’ordine del giorno del decreto legge. Nel pacchetto di disposizioni che il ministero di Porta Pia avrebbe già messo a punto, figura anche la modifica della disciplina della finanza di progetto (il c.d. project di terza generazione) che fa capo alla proposta di Luigi Grillo (presidente della commissione lavori pubblici del senato) e prevede la possibilità di presentare proposte al di fuori della programmazione. Sarà inoltre ripresentata la proroga al 31 dicembre 2013 delle norme che agevolano le imprese di costruzioni e i progettisti a partecipare alle gare di appalti (con i requisiti sui tre/cinque migliori anni del quinquennio – decennio), così come dovrebbe essere proposta la facoltà di esclusione automatica delle offerte anomale per gli appalti di lavori, forniture e servizi «sotto soglia», anche in questo caso in via transitoria fino a tutto il 2013. Erano state già annunciate nel Def 2011 e dovrebbero quindi essere concretizzate dal decreto legge due misure di contenimento della spesa pubblica: il tetto alle riserve che le imprese possono apporre in sede di esecuzione del contratto e il limite alle opere compensative. Particolarmente delicata appare la prima misura, peraltro oggetto di un intervento tranchant nel decreto legge approvato salvo intese ai primi di febbraio e mai varato definitivamente, dove si prevedeva il divieto di riserve su progetti oggetto di validazione; questa ipotesi parrebbe al momento scartata ma quel che è certo è che la volontà del governo va nel senso di limitare le richieste delle imprese. Un limite quantitativo dovrebbe essere anche previsto per gli accordi bonari (per i compensi ai componenti delle commissioni), così come si sta valutando tecnicamente una misura che penalizzi le imprese che pongono in essere liti temerarie. Impegnativa sarà invece la riscrittura dell’articolo 38 del Codice dei contratti pubblici sui requisiti generali e sulle conseguenti cause di esclusione dagli appalti: si tenta una risistemazione complessiva della norma con la finalità di semplificare e ridurre il contenzioso, anche con l’ipotesi di un modulo unico per partecipare alle gare. Una proposta di semplificazione potrebbe anche riguardare la verifica dei requisiti di partecipazione nelle gare, attraverso controlli informatizzati su banche dati messe in rete. Allo stato attuale non sarebbero invece previsti interventi sulla disciplina dell’arbitrato. A questo pacchetto di norme (che comprenderà anche interventi sulla Scia, sul piano casa 2, sul nulla osta paesaggistico) il ministero delle infrastrutture conta di aggiungere altre disposizioni, frutto anche della concertazione con i rappresentanti delle principali stazioni appaltanti e degli operatori economici del settore delle costruzioni, e si riserva comunque di intervenire anche nella fase di esame parlamentare del provvedimento che andrà convertito in legge nei canonici sessanta giorni.

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