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Enti e costi politica, 2 miliardi di tagli

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Almeno 2 miliardi, se non 3, dalla razionalizzazione degli enti pubblici e dai tagli ai costi della politica. Altri 10-12 miliardi dal passaggio, per effetto del federalismo, dalla spesa storica a ai costi standard nella sanità e nei ministeri. Circa 1-1,5 miliardi dal pubblico cui dovrebbero essere sommati i minori costi per le uscite per gli acquisti di beni e servizi (per diversi miliardi). E ai quali si potrebbero aggiungere dai 2 ai 4 miliardi nel caso in cui venisse dato l’ok all’immediato innalzamento graduale dell’età di pensionamento delle lavoratrici private. Il menu della manovra pluriennale da 45 miliardi, che dovrebbe contenere anche l’allentamento del patto di stabilità per i comuni e la riforma della giustizia tributaria, comincia ad essere qualcosa di più di un semplice canovaccio, anche se il ministro Giulio Tremonti non ha ancora scremato tutte le opzioni. I tecnici del Tesoro stanno accelerando. Anche alla luce delle rassicurazioni del presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker («I conti del’Italia non sono in pericolo») la tabella di marcia dovrebbe comunque restare quella delineata: varo del decreto sulla manovra e del collegato sulla riforma fiscale a fine mese (il 28 o il 29 giugno). Almeno 5-6 miliardi saranno recuperati nella sanità con il metodo dei costi standard. Un’operazione che dovrebbe interessare direttamente anche ministeri e amministrazioni periferiche e garantire altri 5 miliardi. Con una variante: nel caso in cui i dicasteri non dovessero centrare gli obiettivi di riduzione di spesa nei tempi indicati, scatterebbero automaticamente i tagli lineari in modo da non mettere in pericolo la solidità della manovra. Il rafforzamento dei nuclei ispettivi interni sulla spesa avrà la funzione di evitare azioni di aggiramento. È poi in arrivo una sorta di fase due del processo di razionalizzazione di enti e organismi collegiali avviato negli ultimi due anni e una nuova tranche di tagli ai costi della politica. L’obiettivo dei tecnici è realizzare risparmi per almeno 2 miliardi (1,5-3,5 miliardi la forbice a seconda delle opzioni). Sul primo fronte si dovrebbe procedere all’accorpamento di piccole e grandi strutture, come ad esempio Ice e Enit, che potrebbero confluire in un nuovo organismo per la promozione del lavoro e del turismo, forse un’Agenzia ad hoc. Sul versante dei costi della politica, oltre al giro di vite su auto blu e voli di Stato, potrebbe scattare una stretta sulle cosiddette spese accessorie di Palazzo Chigi e organismi centrali Quanto al pubblico impiego, dovrebbe diventare totale il blocco del turn over e dovrebbe essere accompagnato da altre micro-misure. Quasi certo è un intervento consistente sulle uscite per gli acquisti di beni e servizi dove la spesa per farmaci compare ai primi posti. Ma il ministro Ferruccio Fazio ha messo le mani avanti: «Non insisterei con i tagli alla farmaceutica». Va avanti il lavoro anche per il capitolo fiscale. Mentre i tecnici di Economia ed Entrate sono ancora al lavoro per mettere a punto una serie di ulteriori misure di semplificazione dell’attuale sistema tributario, oggi si riunisce il tavolo della riforma fiscale sulle tax expenditures. Secondo le indicazioni del responsabile del tavolo, Vieri Ceriani, proseguirà anche oggi il lavoro di codificazione delle 476 voci dei vari “sconti” che costano allo Stato oltre 161 miliardi e da cui saranno reperite buona parte delle risorse per finanziare la riforma fiscale. Allo studio anche il pacchetto di misure per riformare la giustizia tributaria che dovrebbe confluire nella manovra: dal premio di produttività per i giudici che smaltiranno in un anno il 10% dell’arretrato al nuovo giro di vite sulle incompatibilità tra l’incarico di giudice e l’attività libero professionale esercitata.

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