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Emergenza immigrati, dopo un primo no dell’Ue da Barroso appoggio alla linea italiana

L’Italia si scopre dapprima ‘sola’ in Europa sulla questione immigrati, ma proprio nel momento di maggior tensione con Maroni scoraggiato che dice non serve restare in un’Europa così egoista, e il consiglio dei ministri europei che riunito vara solidarietà per la piccola Malta cui cinque paesi si prenderanno i suoi richiedenti asilo (ben pochi rispetto all’Italia ndr), ecco che qualcosa si muove. E dopo aver promesso soldi e mezzi che il governo aveva bollato come inutili (‘non abbiamo bisogno ndr’), ecco che la scialuppa arriva direttamente in serata dallo stesso presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso.

Il presidente Ue in un ultimo drammatico colloquio telefonico con Silvio Berlusconi al telefono – si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi – ha dapprima concordato sulla necessità di un approccio europeo all’emergenza migratoria e per una soluzione condivisa del problema. Ciò anche e soprattutto in vista del viaggio che il Presidente Barroso effettuerà domani in Tunisia, nel corso del quale, ha assicurato al Presidente del Consiglio, appoggerà la linea italiana nei confronti delle Autorità tunisine.

E se è vero che i paesi vicini annunciano che alzeranno un muro per difendersi dai tunisini che cercano di venire in Europa le parole di Barroso cominciano ad evidenziare qualche crepa quantomeno all’interno della stessa Commissione. Ecco allora che lo sfogo del ministro Maroni (‘meglio soli che mal accompagnatì), nonostante l’invito del presidente Napolitano a non giocare con l’Unione europea e a non prendere “nemmeno in considerazione posizioni di ritorsione o dispetto o addirittura ipotesi di separazione”, forse una breccia anche consistente l’ha creata.

E seppure in Italia le opposizioni insorgono, Frattini condanna gli “egoismi” dell’Europa, in serata il ministro dell’Interno incassa la solidarietà di Berlusconi, ecco la sorpresa dell’apertura di Barroso. Che per ora non è un accordo, ma è certo dimostrazione di un atteggiamento mutato. E prima di quella telefonata è con rabbia che il titolare del Viminale aveva però lasciato il Lussemburgo. “L’Italia è stata lasciata sola a fare quello che deve fare e che continuerà a fare – aveva scandito uscendo dal Consiglio -. Mi chiedo se davvero abbia un senso continuare a far parte dell’Unione Europea”. Ma Maroni più che con Bruxelles ce l’ha con i governi (21 su 27 di centrodestra): ringrazia la Commissione e la Commissaria Malmstrom, ma – sottolinea – “mi aspettavo una risposta di vera solidarietà da parte dei paesi europei i quali invece ci hanno detto: ‘Cara Italia, sono affari tuoi'”. Era arrivato sapendo di avere davanti una missione difficile.

Quello che non aspettava è che si rivelasse impossibile. In Lussemburgo l’Italia ha scoperto che i clandestini di fatto se li sarebbe dovuti tenere: i permessi rilasciati per decreto per motivi umanitari infatti non violano le regole di Schengen (“magra consolazione”), ma quelle stesse regole autorizzeranno le polizie dei paesi confinanti a rimandare in Italia tutti quelli che non hanno abbastanza soldi per vivere. La Francia ha annunciato seduta stante col ministro Gueant, quello del vertice di Milano, il rafforzamento dei controlli. Schiererà addirittura una compagnia della Guardia Repubblicana, gli bantisommossa, per effettuare controlli “non sistematici” (che violerebbero, questi sì, gli accordi di Schengen), ma “intensi” nella fascia di 20 chilometri lungo la frontiera. In pratica si annunciano retate di tunisini che saranno rimpatriati se non avranno abbastanza soldi da dimostrare di essere autosufficienti.

Nonostante la delusione, Maroni “non scherza” con l’Europa. Al capo dello Stato – rispondendo ad una domanda dei cronisti – fa notare che “comunque qualcosa non va”. Cosa, lo spiega con un esempio: “L’Europa è una istituzione che si attiva subito per salvare le banche, per dichiarare guerra, ma quando c’é da esprimere solidarietà concretamente ad un paese in difficoltà come oggi è l’Italia, si nasconde”. In ogni caso Maroni “approva con riserva” (come precisa la presidenza ungherese, rettificando la dizione del ministro che aveva annunciato una “astensione) il documento finale del Consiglio. E’ un atto responsabile, che evita il fallimento tecnico della riunione. E vara la promessa europea di dare più risorse (anche prese dai fondi strutturali per lo sviluppo regionale) per Lampedusa e la Puglia, più mezzi per Frontex per il controllo delle frontiere che si farà anche in Tunisia e non solo in mare, sostegno nelle trattative con Tunisi per i rimpatri.

Fa anche un favore a Malta, alla quale Germania, Svezia, Norvegia, Portogallo, Spagna e Belgio promettono che si divideranno un migliaio di richiedenti asilo. L’Italia invece in Europa è sola. Per il ministro Frattini, che domani sarà qui per parlare di Libia “é mancata la politica, l’Ue non è riuscita a parlare con una voce sola. L’Europa resti con il suo egoismo, noi troveremo altre soluzioni”.

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