Merchandising puro invece della finanza creativa. Per dare ossigeno ai bilanci degli enti locali, chiusi tra deficit strutturali e patti di stabilità, il governo rilancia la politica dei marchi per regioni, comuni e province, anche in alternativa ai volteggi sui derivati. Non è una novità assoluta – la possibilità teorica di registrare brand esiste già dal 2005 – ma il caldo invito a pensarci e il vademecum di come farlo sono contenuti nel nuovo Codice della proprietà industriale, entrato in vigore ieri. Milano, dopo Venezia e Siena – che ha da tempo “blindato” il suo Palio – proprio in queste settimane vara il secondo e più importante step della politica di marchio. Esaurita la tiratura d’esordio di magliette – di cui in estate era stata testimonial il sindaco Moratti, prima acquirente della T-shirt Milano – il marchio meneghino sbarcherà su orologi e biciclette, scegliendo come partner aziende storiche del made in Milan, ovviamente. In due anni il comune conta di incassare almeno 300mila euro dal merchandising. Stima prudentissima ma che vuole essere solo il punto di partenza dello sfruttamento di un brand che, va da sé, è già global.
Dopo Siena e Venezia anche Milano brevetta i monumenti
ENTRATE «DERIVATE»
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