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Dietro l’alt del Colle copertura a rischio per decine di norme

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Decine di norme passate in commissione prive di adeguata copertura. L’intervento preventivo del Colle sul decreto sviluppo, che il presidente della commissione Finanze della Camera, Gianfranco Conte, ha giudicato ieri inopportuno (i «burocrati del Quirinale fanno danni», ha aggiunto polemicamente il leghista Roberto Castelli, vice ministro alle Infrastrutture), è servito a evitare che l’intero decreto, una volta approvato in via definitiva dal Parlamento, fosse rispedito al mittente. Nelle ultime ore è partito una sorta di attacco concentrico all’indirizzo del Colle da parte della Lega e di esponenti del Pdl, sul quale peraltro non viene speso alcun commento ufficiale. Prima la questione del trasferimento di alcuni ministeri al Nord, rilanciata con forza dalla Lega e bloccata sul nascere da Giorgio Napolitano perché giudicata sostanzialmente non ricevibile. Ora l’impegno militare in Libia, con Napolitano che rinvia a quanto deciso dal Parlamento e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che al contrario rinnova la richiesta al presidente del Consiglio perché annunci quando terminerà l’impegno in Libia, «che è l’unico modo per fermare lo sbarco dei clandestini». Dulcis in fundo, l’attacco di Conte e Castelli, che accusano Napolitano di aver bloccato l’inserimento di alcuni emendamenti nel decreto sviluppo sul quale è stata posta la questione di fiducia, che sarà votata oggi. Napolitano ovviamente non replica, perché non è suo costume coinvolgere la massima istituzione repubblicana nel tritacarne della polemica politica quotidiana. Trapela tuttavia una certa sorpresa e irritazione. Intanto la questione dei ministeri. Il punto è stato ampiamente chiarito e non sembra prestarsi a equivoci: dal Colle è giunto nei giorni scorso un secco niet sia alla prima ipotesi (il ricorso a un decreto legge) sia alla seconda (un decreto del presidente del Consiglio). Non è ipotizzabile alcun trasferimento. Quanto poi al presunto sostegno negato da Napolitano al federalismo (lo ha detto esplicitamente Umberto Bossi al raduno di Pontida), la risposta è in quel che Napolitano ha detto la scorsa settimana a Verona: la Repubblica e una e indivisibile, come recita l’articolo 5 della Costituzione, che al tempo stesso prevede espressamente la promozione delle autonomie locali. Napolitano ha da sempre sostenuto che unità e indivisibilità del Paese e federalismo sono tutt’altro che inconciliabili. Se poi il discorso si sposta sulla Libia, il pensiero di Napolitano è noto. Lo ha ribadito anche ieri nel suo intervento alla giornata mondiale dei rifugiati. Non è immaginabile che ci si possa «adagiare o attardare in egoistiche chiusure nazionali», e che ci si possa illudere di esorcizzare così «la realtà che preme alle nostre porte». Un conto sono i rifugiati, un conto gli immigrati clandestini. Quanto all’impegno italiano in Libia, «è nostro impegno – ha ribadito Napolitano – sancito dal Parlamento, restare schierati con le forze di altri Paesi che hanno accolto l’appello delle Nazioni Unite». Se il Governo e il Parlamento decideranno altrimenti, facendo proprie le tesi della Lega, al Quirinale se ne prenderà atto. Al momento, non è così. Infine il decreto sviluppo. L’intervento del Colle c’è stato, in effetti, e si inserisce sulla scia di quanto Napolitano ha già ampiamente fatto sapere pubblicamente a proposito delle modifiche da apportare ai decreti legge. Non saranno più ammessi stravolgimenti dei testi originari. In questo caso, poi, alcune coperture era dubbie. Posizione – si fa osservare al Colle – evidentemente condivisa anche dal Governo. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA PAROLA CHIAVE Copertura finanziaria Tra i motivi che hanno spinto il presidente della Repubblica a muovere osservazioni preventive su alcune delle modifiche apportate la settimana scorsa al decreto sviluppo dalle commissioni Bilancio e Finanze decreto sviluppo c’è stato soprattutto il rischio che non avessero adeguata copertura finanziaria. L’articolo 81, comma 4, della Costituzione prevede infatti che «ogni altra legge che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte».

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