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Dieci nuove armi contro l’evasione

Fonte: Il Sole 24 Ore

Che i proventi della lotta all’evasione servano per risanare le finanze pubbliche o per ridurre le tasse, resta da risolvere il problema con la «p» maiuscola: come far crescere questi proventi? Dopo le indagini sui conti correnti, potenziate dalla manovra salva-Italia, il Governo mette in campo altri dieci strumenti con il decreto sulle semplificazioni fiscali approvato venerdì scorso. Strumenti mirati e in qualche caso microchirurgici. Si pensi ad esempio alla possibilità per i funzionari dei monopoli di andare a giocare “in incognito” alle slot machine e ai videopoker, per individuare i locali fuorilegge. O alla possibilità di ispezionare le sedi degli enti non profit: oggi questi locali sono considerati domicilio privato – e quindi off-limits per il fisco – ma a volte nascondono attività commerciali a tutti gli effetti, come bar, sale da gioco, palestre o addirittura centri ippici e sale di registrazione musicale.
Prese una per una, queste misure sembrano non avere un vero e proprio collante. A ben vedere, però, c’è un obiettivo di fondo: contrastare la filiera del nero. L’economia sommersa, infatti, per svilupparsi richiede la sistematica violazione delle leggi e l’uso esclusivo del contante, generando come sottoprodotti il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Per rendere più difficile la vita agli evasori, quindi, il Governo punta ad agire su tutti questi elementi. Va letta in quest’ottica, ad esempio, la stretta sugli spalloni che portano denaro all’estero. Oggi la probabilità di essere intercettati è molto bassa e l’istituto dell’oblazione – per violazioni fino a 250mila euro – consente di cavarsela pagando il 5% delle somme trasferite oltre il limite consentito. La correzione, quindi, abbassa la soglia a 40mila euro e aumenta il pagamento al 15%, allungando da uno a cinque anni il periodo di recidiva entro cui non si può ottenere lo sconto. Nella stessa direzione va anche il pacchetto che potenzia l’attività di intelligence dell’agenzia delle Dogane e aumenta le multe per chi dichiara alle autorità quantità di merci inferiori rispetto a quelle effettivamente movimentate.
Un altro punto forte del decreto è il tentativo di filtrare le segnalazioni alle Entrate delle infrazioni per l’uso del contante, che il salva-Italia ha vietato dai 1.000 euro in su a partire dal 6 dicembre scorso. Ora sarà la Guardia di Finanza – che ha già esperienza investigativa sull’antiriciclaggio – a decidere quali violazioni possono essere considerate una spia di evasione. Il rischio, infatti, era che gli uffici dell’Agenzia fossero inondati da una miriade di microsegnalazioni poco significative.
La filosofia della tracciabilità ispira anche l’intervento correttivo sulle compensazioni Iva. Passa da 10mila a 5mila euro annui il limite al di sopra del quale, per scontare l’imposta con un credito, è necessario passare attraverso i canali telematici dell’amministrazione finanziaria. Anche in questo caso un piccolo restyling, che però serve a tagliare i ponti all’evasione: basta ricordare che le altre manovre sulle compensazioni hanno fatto risparmiare allo Stato 5,6 miliardi all’anno.
Nel disegno del Governo non c’è (né potrebbe esserci) un’arma totale contro l’evasione. Ecco perché, accanto alle disposizioni sull’import-export e i trasferimenti di denaro all’estero, ce ne sono altre che puntano sul piccolo, ma diffusissimo, nero “di quartiere”. Come la compilazione delle liste selettive, gli elenchi in cui finiranno i negozianti e gli esercenti scoperti più volte a non emettere lo scontrino. Ed è appena il caso di notare che le liste serviranno anche a organizzare i dati e le informazioni raccolte con i blitz sul campo effettuati nelle scorse settimane e Cortina d’Ampezzo e nelle vie dello shopping a Milano e a Roma. Anche per rispondere alle obiezioni di chi, in quei controlli a tappeto, vede per lo più operazioni mediatiche.

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