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Derivati, mano pesante contro le banche

Mano pesante della Guardia di finanza sui derivati. E in particolare sui rapporti tra gli istituti di credito proponenti e le amministrazioni locali. Un quadro di tecnicismi, raggiri, pressioni per investimenti milionari che assomigliavano più a speculazioni, nascondendo informazioni e facendo leva sulla scarsa competenza degli amministratori e dei funzionari comunali, è infatti quello che emerge dall’inchiesta che ha portato (per la prima volta) al sequestro preventivo per equivalente di oltre 17 milioni di euro, eseguito nei confronti della Banca nazionale del lavoro per una ipotesi di truffa aggravata ai danni dei comuni di Messina e Taormina. Il Gico della Guardia di Finanza di Messina, nell’ambito dell’operazione “Over the counter” diretta dalla Direzione distrettuale antimafia ha dato esecuzione al decreto di sequestro emesso dal Gip di Messina Maria Vermiglio. L’ipotesi investigativa della Dda guidata dal procuratore Guido Lo Forte e seguita dal sostituto Vito Di Giorgio, è quella della truffa aggravata già contestata lo scorso anno a otto dirigenti funzionari della Bnl nel periodo tra il 2002 e il 2007, che coinvolge anche l’istituto bancario ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti. La somma “congelata” in questa fase dal Gip, in attesa della conclusione del procedimento, quale presunto illecito profitto per la Bnl ai danni delle due amministrazioni locali peloritane, è rappresentata da quei costi occultati ai Comuni per un importo complessivo di, esattamente, 17.068.589,39 euro. Il quadro probatorio – sviluppato dalla procura e dai finanzieri attraverso la disamina della corposa documentazione acquisita presso la Bnl e gli enti locali, supportate dalla consulenza tecnica fornita da una societa’ specializzata nel settore – lascia emergere il forte squilibrio informativo esistente tra le parti protagoniste della sottoscrizione dei contratti. Infatti, all’elevato tecnicismo della materia (patrimonio dei soli funzionari della Bnl), si contrappone, viene spiegato dalle Fiamme gialle, “la conoscenza pressoché nulla della stessa da parte degli amministratori comunali, non supportata da informazioni adeguate sui prodotti finanziari proposti dall’istituto di credito per il tramite dei propri funzionari”; ed ecco quindi, in questo senso, secondo i finanzieri, il “raggiro” con “qualificati artifizi”. Venivano quindi meno i presupposti previsti dal decreto del 2003, laddove l’utilizzo di strumenti derivati, introdotti per gli enti locali dalla legge 448 del 2001, dovevano essere improntati alla riduzione del costo finale dei debiti accesi a tasso fisso e alla riduzione dell’esposizione ai rischi del mercato. Non solo, ma la rimodulazione dei contratti, “prospettata – sottolinea la Guardia di finanza – come necessaria dai funzionari della Bnl”, ha aggiunto alle perdite già sostenute dai comuni, dovute alla volubilità dei tassi d’interesse, ulteriori costi e commissioni impliciti non manifestati. Di contro, le proposte di contratti di finanza derivata “erano sinonimo – proseguono gli investigatori – di vantaggi economici immediati e risparmi futuri certi a spregio di eventuali rischi futuri ed occultamento dei costi e commissioni”. Un “provvedimento infondato e basato su una serie di fraintendimenti normativi e concettuali che saranno chiariti nelle sedi giudiziarie competenti”. Così in una nota reagisce la Bnl dopo la notizia. Bnl, “nel confermare la correttezza dell’operato dei propri dipendenti”, annuncia che “impugnerà il provvedimento con richiesta di riesame al Tribunale di Messina”. Bnl, che “fin dall’avvio delle indagini – prosegue la nota – ha collaborato con la massima trasparenza con gli inquirenti e fornito copiosa documentazione e consulenze tecniche, atte a dimostrare l’assoluta correttezza della propria operatività, confida – conclude la nota – nell’esito positivo dell’intera vicenda processuale”.

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