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Decreto salva Italia al via

Decreto salva Italia. Così il Presidente del Consiglio Mario Monti ha voluto battezzare il provvedimento che, in anticipo di 24 ore sul timing previsto, il Governo ha approvato ieri sera per correggere i conti pubblici e porre le basi per la crescita. Un provvedimento, che sarà oggi meglio dettagliato, ma che già, da quanto emerso dalla conferenza stampa di presentazione finita ieri in tarda serata, mette in luce numerosi capitoli di interesse per gli enti locali. Viene rifinanziato il trasferimento alle regioni per il trasporto pubblico locale; vengono resi duraturi nel tempo tutti gli incentivi per le ristrutturazioni e per il risparmio energetico estendendoli alle aree colpite da calamità naturali; anticipata l’introduzione sperimentale dell’Imu, intervento che, spiega una nota di Palazzo Chigi, accresce il contributo che viene chiesto al patrimonio e alla ricchezza allo sforzo per superare la crisi; attuato un pacchetto antievasione che prevede il divieto di uso del contante per pagamenti superiori ai 1000 euro e i pagamenti telematici per la p.a. Stipendi, pensioni e “i compensi comunque corrisposti dalla pubblica amministrazione centrale e locale e dai loro enti, in via continuativa a prestatori d’opera e ogni altro tipo di emolumento a chiunque destinato, di importo superiore a cinquecento euro, debbono essere erogati con strumenti diversi dal denaro contante”. E ancora, liberalizzazioni per la vendita di farmaci, per i trasporti, e per gli orari degli esercizi commerciali; le province vengono riportate alla funzione di organi di indirizzo e coordinamento: abolite le giunte, ridotti a 10 i consiglieri provinciali, e ridotte drasticamente le spese in funzioni già svolte da altri enti territoriali. “Modificare l’organizzazione delle province” è uno degli obiettivi del decreto sulla manovra. “Non abbiamo il potere di cancellarle, ma asseconderemo iniziative legislative in questo senso. I consigli provinciali avranno solo dieci componenti, gli organi previsti vengono riportati al ruolo di governo intermedio”, ha spiegato Monti in conferenza stampa. Immediate e dure le reazioni. La manovra peserà sulle province per 500 milioni e “noi taglieremo i servizi: questo significa incidere sulla viabilità, sulla sicurezza delle nostre scuole”, ha detto il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, sottolineando che si tratta di “una manovra molto forte e gravosa sul sistema delle province”. “Questa – ha aggiunto – è la quarta manovra nell’arco di un anno che incide in maniera significativa sugli enti locali: per le province il taglio è di 500 milioni di euro”. Le province hanno un residuo passivo di 2 miliardi di euro, ha ricordato Castiglione. Il presidente dell’Upi è tornato poi sul tema dei costi della politica: “Non si capisce perché si insiste sulle province se i costi per la politica sono di 35 milioni di euro mentre ci sono enti intermedi che costano 7 miliardi di cui 2,5 per i costi nei consigli di amministrazione che non rispondono ai cittadini ma alla politica”. Non è comunque ancora chiaro come e quando la misura nei confronti degli enti intermedi sarà applicata, cioè se subito o nella prossima legislatura, come sarebbe logico pensare. Tornando al fronte fiscale, come visto, brutte notizie per i proprietari di immobili. Gli estimi catastali saranno rivalutati del 60%. La prima casa sarà tassata allo 0,4% con una detrazione di 200 euro. Dalla seconda casa l’aliquota sarà dello 0,75/0,76%. Nella bozza di provvedimento si legge che “la base imponibile dell’imposta municipale propria e’ costituita dal valore dell’immobile”, valore che sarà calcolato “applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al primo gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento i seguenti moltiplicatori: 160 per i fabbricati classificati o classificabili nei gruppi catastali A, B e C, con esclusione di A/10 e C/1; 80 per i fabbricati classificati o classificabili nel gruppo catastale D e nella categoria catastale A/10; 55 per i fabbricati classificati o classificabili nella categoria C/1”. Per i terreni agricoli, “il valore e’ costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al primo gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25 per cento” un “moltiplicatore pari a 120”.
Per coprire le spese sanitarie, l’addizionale regionale Irpef aumenterà dallo 0,9% all’1,23%. Diminuiranno i soldi che andranno dall’Irap alla sanità. Di grande rilievo, dal punto di vista dei tributi regionali, un altro intervento in materia di Irap. Si tratta della deducibilità integrale dell’Irap-lavoro, mediante la quale dovrebbero essere favorite le imprese che assumono lavoratori e lavoratrici per un importo di 1,5 miliardi nel 2012 e 2 miliardi nel 2013 e nel 2014. Previsti con l’Irap interventi a favore di donne e giovani per un miliardo di euro per ciascuno degli anni del periodo considerato. Tra le altre misure di interesse, nella bozza di decreto, che però potrebbe subire modifiche in queste ore, l’addio a Enpals e Inpdap, e la nascita del Super-Inps: saranno trasferiti all’Istituto anche personale e risorse finanziarie. “In considerazione del processo di convergenza ed armonizzazione del sistema pensionistico attraverso l’applicazione del metodo contributivo, nonché al fine di migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa nel settore previdenziale e assistenziale ‘Inpdap e l’Enpals sono soppressi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e le relative funzioni sono attribuite all’Inps, che succede in tutti i rapporti attivi e passivi degli enti soppressi”.

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